Nei villaggi olimpici il cibo non è stato un dettaglio: è stata la parte più delicata dell’organizzazione. Volumi, continuità, sicurezza, qualità. E un messaggio chiaro: quando la ristorazione collettiva funziona, l’evento funziona.
Il giorno dopo la chiusura di Milano-Cortina 2026, c’è un oro che non compare nel medagliere ma che i tantissimi commenti entusiasti stanno già assegnando: quello alla ristorazione collettiva.
Perché mentre l’attenzione era sulle gare, nei villaggi olimpici si è tenuta in piedi la parte più delicata di un grande evento: la continuità del servizio, ogni giorno, con standard di qualità e sicurezza, su volumi impressionanti. Un lavoro di organizzazione, pianificazione e coordinamento che non ammette inciampi: flussi costanti, picchi, diete speciali, esigenze nutrizionali legate alla performance, tracciabilità, igiene, tempi.
La scala: i numeri che raccontano il servizio
Quando si parla di ristorazione collettiva, la qualità non è un aggettivo: è una capacità operativa. E i numeri aiutano a capirlo.
BOX – I numeri della mensa olimpica
circa 60 kg di Grana Padano al giorno
365 kg di pasta al giorno
10.000 uova al giorno
8.000 caffè al giorno
12.000 fette di pizza al giorno
Numeri così dicono una cosa semplice: non siamo davanti a “cibo da evento”, ma a un servizio essenziale che deve essere industriale nei volumi e rigoroso negli standard.
Il servizio lo fanno le persone, dentro organizzazioni solide
Questa macchina non si muove da sola. A farla funzionare, giorno dopo giorno, ci sono imprese di ristorazione collettiva, insieme a consorzi e operatori coinvolti nella gestione operativa, e soprattutto migliaia di lavoratrici e lavoratori: cucina, sala, logistica, qualità, sicurezza alimentare.
È un lavoro che spesso si nota solo quando manca. Quando invece è fatto bene, diventa “normale”. Ed è esattamente ciò che serve in un evento globale.
Il legame con la Cucina Italiana UNESCO (senza retorica)
Dentro questa macchina c’è anche un legame culturale (senza retorica): dal 10 dicembre 2025 la Cucina Italiana è Patrimonio culturale immateriale UNESCO. Ma un patrimonio, per restare vivo, deve diventare anche capacità di servizio: replicabile, misurabile, accessibile. Ed è qui che la ristorazione collettiva fa la differenza.
Non è solo “cibo buono”. È cultura che regge la prova dei fatti: qualità che si mantiene quando cambiano i turni, quando crescono i volumi, quando serve continuità. In una parola: affidabilità.
Cibo pubblico: quando la qualità regge i volumi
Questa è la nostra idea di cibo pubblico: qualità che regge i volumi, lavoro qualificato, organizzazione che non improvvisa. E regole che permettono di sostenerla nel tempo: best value ed equilibrio economico in esecuzione.
Milano-Cortina 2026 ha reso visibile, per qualche settimana, ciò che nella quotidianità è spesso dato per scontato. E i commenti entusiasti — più di mille comunicati — lo hanno detto chiaramente: quando la ristorazione collettiva funziona, si sente. E soprattutto: si ricorda.
ANIR Confindustria partecipa a PESTMED Expo 2026 (11–13 febbraio, BolognaFiere) portando al centro della manifestazione i temi che incidono in modo diretto sulla ristorazione collettiva e, più in generale, sull’economia dei servizi: qualità misurabile, sicurezza, regole degli appalti, CAM, sostenibilità e lavoro.
La presenza di ANIR si concentra in particolare su tre appuntamenti nei quali l’Associazione è tra i protagonisti, contribuendo a costruire un dialogo di filiera tra istituzioni, imprese e rappresentanze: dai servizi “invisibili” ma essenziali, alla food policy, fino alla governance del pest management professionale.
1) Presentazione del “Manifesto dei Servizi” 11:00–12:00 | Arena Sorrento Un panel della Consulta dei Servizi con associazioni, cooperative e imprese per discutere “le regole del gioco”: appalti, CAM e riconoscimento del valore del settore dei servizi, spesso sottovalutato nonostante il suo ruolo infrastrutturale per il Paese. Parteciperà il Presidente di ANIR Confindustria, Massimo Piacenti.
2) “Una garanzia per l’eccellenza del Paese” – Round Table Food Policy 12:00–13:30 | Arena Sorrento Round table moderata da Paolo Valente (ANIR Confindustria) che collega food policy, Dieta Mediterranea, filiere, turismo e ristorazione a un punto decisivo: la qualità del cibo italiano passa anche dalla qualità dei servizi che ne garantiscono igiene, sicurezza e gestione degli infestanti, dentro una logica di filiera e di standard condivisi.
3) Tavolo di lavoro – PestControl: Sostenibilità & Innovazione (Tavolo nazionale del pest control e del pest management) 15:00–17:00 | Sala Alemanna Un tavolo tecnico che inquadra il pest management come servizio essenziale dentro un’economia regolata da appalti pubblici e privati, CAM, responsabilità d’impresa e lavoro. Un confronto tra associazioni e stakeholder per rafforzare regole, riconoscimento del valore dei servizi e il ruolo di PESTMED come piattaforma di governance per il settore.
Per ANIR, PESTMED è un’occasione concreta per tenere insieme cibo pubblico, qualità dei servizi e filiere integrate, facendo dialogare ristorazione collettiva e pest management su un terreno comune: standard, misurabilità e continuità operativa.
Cibo pubblico, best value e revisione prezzi: le priorità portate da ANIR nel confronto sul ciclo di vita del procurement, dalla gara all’esecuzione.
ANIR Confindustria ha partecipato in Confindustria all’incontro con i Soggetti Aggregatori regionali dedicato al ciclo di vita del procurement nei contratti pubblici di servizi e forniture: programmazione, progettazione, affidamento ed esecuzione contrattuale.
Per ANIR, il tema è strategico: la ristorazione collettiva è un servizio pubblico essenziale e ad alta intensità di manodopera. Il “cibo pubblico” richiede regole di gara coerenti con la qualità attesa, ma anche strumenti che rendano sostenibile l’esecuzione per tutta la durata del contratto.
Nel confronto, ANIR ha richiamato tre priorità operative:
• Best value e qualità misurabile: nelle gare dei servizi essenziali la qualità deve pesare davvero, con criteri chiari e verificabili e con controlli coerenti in fase di esecuzione.
• Revisione prezzi applicabile: le indicazioni più recenti rafforzano l’esigenza di certezze operative (riferimento temporale e monitoraggio degli indici), perché la revisione prezzi non resti un adempimento formale ma un meccanismo concretamente attivabile.
• Equilibrio contrattuale nei servizi: nei contratti continuativi la stabilità delle regole e l’equilibrio economico sono condizioni necessarie per garantire continuità del servizio, investimenti e qualità del lavoro.
Massimo Piacenti, Presidente ANIR Confindustria, ha sottolineato: «Nei servizi essenziali come la ristorazione collettiva, la qualità non può essere un’aggiunta: deve essere un criterio misurabile e governato dalla gara fino all’esecuzione. Il best value è la condizione per proteggere il servizio e i suoi standard».
Paolo Valente, Direttore Generale ANIR Confindustria, ha aggiunto: «Sulla revisione prezzi serve certezza applicativa: non può restare un dispositivo teorico. Nei servizi labour intensive è un presidio di equilibrio contrattuale e di continuità del cibo pubblico».
ANIR continuerà a lavorare nei tavoli confindustriali e istituzionali, insieme alle centrali di committenza e ai Soggetti Aggregatori, per un procurement che generi valore pubblico e renda i contratti sostenibili e verificabili lungo tutto il loro ciclo di vita.
ANIR Confindustria, l’Associazione nazionale delle Imprese della Ristorazione collettiva, accoglie positivamente l’avvio da parte dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) di un procedimento conoscitivo sulla Grande Distribuzione Organizzata (GDO) e sulle dinamiche della filiera agroalimentare italiana.
I dati ufficiali ISTAT ed EUROSTAT, elaborati da ANIR nel proprio monitoraggio economico, evidenziano che nei quattro anni dal 2021 al 2025 la crescita dei prezzi dei beni alimentari (+24,9%) ha superato quello dell’inflazione generale (+17,3%), indicando dinamiche strutturali nei costi del carrello della spesa.
ANIR Confindustria sottolinea che tali evidenze, coerenti con quanto segnalato dalle imprese associate, richiedono risposte immediate da parte della politica e del Governo per assicurare equilibrio competitivo nella filiera, trasparenza dei rapporti contrattuali e sostenibilità economica delle imprese di ristorazione collettiva.
Per approfondire i dati, le metodologie e le implicazioni dell’analisi, si rimanda alla Nota tecnica allegata.
Piacenti (Presidente ANIR): «Aumenti dei prezzi del 25% in cinque anni e contratti bloccati, aumenta la domanda di accesso al cibo soprattutto pubblico, siamo soli a fronteggiare quella che sta diventando una istanza sociale»
ANIR Confindustria rinnova l’appello al Governo e al Parlamento per una riforma urgente dei meccanismi di revisione dei prezzi nei contratti pubblici, affinché il diritto al cibo non resti schiacciato tra l’aumento dei costi e la mancanza di risorse, e le imprese possano continuare a garantire ogni giorno un servizio che è, prima di tutto, un presidio di equità sociale.
Negli ultimi cinque anni i prezzi dei beni alimentari in Italia sono aumentati del 25%, quasi otto punti percentuali in più rispetto all’inflazione generale, come certifica l’ISTAT.
Un dato che fotografa con chiarezza la situazione del settore della ristorazione collettiva, che sostiene da solo un aumento esponenziale dei costi mentre cresce, di giorno in giorno, la domanda sociale di accesso al cibo pubblico — mense scolastiche, sanitarie, aziendali e sociali.
«I costi continuano a salire, ma i contratti pubblici restano bloccati da anni – spiega Massimo Piacenti, presidente di ANIR Confindustria –. Oggi ci troviamo nella condizione paradossale di dover garantire ogni giorno milioni di pasti a prezzi fermi al passato, mentre il costo di ogni singolo ingrediente, dell’energia e del lavoro cresce mese dopo mese. E nonostante questo, la domanda di accesso al cibo, soprattutto pubblico, aumenta: per molte famiglie il pasto servito nelle mense scolastiche o sociali è ormai l’unico pasto equilibrato della giornata. Siamo di fronte a una vera e propria istanza sociale, che il nostro settore affronta da solo».
Secondo le analisi Nomisma, il 50% del fatturato della ristorazione collettiva deriva da appalti pubblici: un comparto da oltre 4,5 miliardi di euro, che serve ogni anno 780 milioni di pasti e impiega 100.000 lavoratori, per l’80% donne. Eppure, mentre il costo delle materie prime è aumentato del 19% e quello del personale del 12%, i contratti pubblici restano rigidamente ancorati a basi d’asta non aggiornate. Il risultato è un progressivo svuotamento della sostenibilità economica di un servizio che resta però essenziale per la coesione del Paese.
Il quadro sociale è altrettanto preoccupante: il Rapporto Caritas Roma 2025 registra un aumento costante delle persone in difficoltà economica e alimentare, con un numero crescente di famiglie che non riescono più a sostenere i costi della vita quotidiana.
Gli studi di Save the Children e dell’Osservatorio Conti Pubblici Italiani confermano che un bambino su venti vive in povertà alimentare, e che la mensa scolastica rappresenta spesso l’unico pasto sano ed equilibrato della giornata.
«Il concetto di cibo pubblico – aggiunge Paolo Valente, direttore generale di ANIR Confindustria – sintetizza il nostro ruolo: garantire, in modo industriale ma con finalità pubblica, un bene primario, un diritto universale. Non si tratta solo di alimentare, ma di educare, includere e costruire coesione. Per questo chiediamo che il valore sociale del pasto e delle imprese che lo rendono possibile venga riconosciuto e sostenuto dalle istituzioni con strumenti adeguati e strutturali».
ANIR Confindustria ribadisce infine la necessità che la revisione automatica dei prezzi nei contratti pubblici di servizi – già prevista per i lavori – venga estesa al settore della ristorazione collettiva, per assicurare stabilità economica alle imprese e continuità a un servizio che ogni giorno tiene insieme economia, salute e diritti.
La Consulta dei Servizi, che rappresenta 19 associazioni nazionali e 4 filiere, espressione di un comparto che conta oltre 23.000 imprese, quasi un milione di addetti e un fatturato complessivo di oltre 70 miliardi di euro, conviene sulla necessità di intervenire, in sede di approvazione della Legge di Bilancio 2025, su alcune questioni prioritarie per la tenuta del settore dei servizi pubblici e collettivi, ad alta intensità di lavoro.
L’attuale formulazione della manovra non affronta in modo adeguato l’impatto dell’aumento dei costi del lavoro e delle materie prime, registrato dagli ultimi indici ISTAT, che rischia di compromettere l’equilibrio economico delle imprese impegnate nei settori dei servizi essenziali: dalla pulizia e igienizzazione di luoghi pubblici e ospedali, alla gestione delle mense scolastiche e sanitarie, dalla raccolta dei rifiuti alla vigilanza privata, dalla sanificazione e sterilizzazione dei dispositivi medici tessili e strumentario alla disinfestazione professionale, e alla gestione dei servizi sociosanitari ed educativi.
La Consulta ritiene indispensabile che la Legge di Bilancio preveda l’istituzione di un fondo straordinario per il riequilibrio economico dei contratti in essere, misura necessaria per sostenere la sostenibilità economica delle imprese e garantire la continuità dei servizi pubblici pluriennali e continuativi.
Allo stesso tempo, è fondamentale introdurre un meccanismo di revisione prezzi automatico e obbligatorio, in deroga al Codice dei Contratti Pubblici e analogo a quello già previsto per i lavori, che consenta anche ai servizi di accedere a una compensazione ordinaria legata agli indici ISTAT dei costi del lavoro e delle materie prime.
Le imprese che ogni giorno garantiscono lo svolgimento di attività quotidiane di milioni di cittadini e la funzionalità stessa del Paese, non possono continuare a sostenere costi imprevedibili e fuori controllo senza un meccanismo di riequilibrio automatico.
La Consulta sottolinea la necessità di proseguire il confronto istituzionale e di riprendere i lavori presso il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT), confermando la propria disponibilità a collaborare con il MEF e con le Commissioni parlamentari competenti per la definizione di norme cogenti e strutturali in grado di rendere stabile e uniforme la disciplina della revisione prezzi, nonché per una modifica del Codice degli Appalti che consenta di parificare le soglie di attivazione tra lavoro e servizi, rendendo al tempo stesso obbligatoria la revisione prezzi nei contratti pubblici di servizi essenziali pluriennali e continuativi.
Per dare forza e visibilità a queste istanze, la Consulta annuncia la convocazione di un’iniziativa pubblica, con l’obiettivo di presentare le proposte alle istituzioni e sollecitare l’introduzione di strumenti efficaci per garantire equilibrio e sostenibilità ai contratti di servizi.
Le due iniziative presentate in questi giorni al Parlamento – la conferenza “Crescere in salute”, promossa dall’associazione Longaevitas APS, con l’annuncio della nascita dell’Intergruppo parlamentare “Alimentazione, Salute e Sostenibilità – Un investimento per il Paese”, e la presentazione del 10° Rating Foodinsider sui menù scolastici – hanno confermato la centralità di un tema cruciale per il futuro del Paese: il cibo pubblico come diritto, educazione e politica di welfare attivo.
Alla conferenza di Palazzo Madama, alla quale ANIR Confindustria ha partecipato insieme a numerose realtà del mondo produttivo, sanitario e sociale, è stato condiviso l’obiettivo di introdurre stabilmente nei programmi scolastici italiani l’educazione alimentare, la sostenibilità ambientale e la promozione di stili di vita sani. Un approccio che ANIR giudica positivo, purché inserito in una visione integrata che coinvolga anche la qualità e la continuità del servizio di ristorazione scolastica, parte essenziale del sistema educativo e sociale.
«L’educazione alimentare non può essere solo un’ora in più in classe: deve trovare continuità nel momento del pasto», afferma Massimo Piacenti, Presidente di ANIR Confindustria. «È nella mensa che si apprende davvero la cultura del cibo, la sostenibilità, la condivisione e il rispetto delle differenze. Per questo il cibo pubblico deve essere riconosciuto come parte integrante del percorso formativo e del welfare educativo del Paese. È lì che la salute diventa esperienza quotidiana e prevenzione concreta».
Il 10° Rating Foodinsider ha fornito un quadro utile al dibattito sul futuro della mensa scolastica, pur con criteri che meritano di essere oggetto di confronto. L’attenzione crescente alla sostenibilità, prodotti biologici e filiere locali, insieme alla riduzione di carni rosse e cibi processati, mostra che il sistema si sta evolvendo. Tuttavia, restano aperti nodi strutturali che richiedono una governance unitaria e un equilibrio tra qualità, costi e continuità del servizio. Anche l’ANAC, con la sua recente indagine conoscitiva, ha contribuito a chiarire la composizione del prezzo del pasto e i meccanismi di controllo nelle gare d’appalto, offrendo strumenti utili a migliorare trasparenza e qualità del servizio.
Un punto condiviso con il report di Foodinsider riguarda il valore delle cucine interne: dove il pasto viene prodotto direttamente a scuola – spesso da imprese qualificate che operano in sinergia con le amministrazioni – si riscontrano minori sprechi, maggiore varietà gastronomica e più alta soddisfazione degli alunni. «È la prova che un modello industriale di qualità, gestito da operatori professionali e radicato nei territori, è la via giusta per un cibo pubblico sostenibile», sottolinea ancora Piacenti. «Non serve tornare alla gestione pubblica diretta, ma rafforzare la collaborazione pubblico-privato con regole chiare, standard omogenei e un equilibrio economico che tuteli qualità e continuità del servizio».
Per ANIR Confindustria, la sfida è costruire una politica nazionale del cibo pubblico che unisca educazione, salute e impresa, superando frammentazioni e approcci episodici. La proposta di legge promossa da Longaevitas va in questa direzione: la mensa non è solo un luogo di consumo, ma uno spazio educativo e comunitario dove si formano cittadini consapevoli e sostenibili.
ANIR Confindustria sostiene l’iniziativa e invita chi condivide questa visione a sottoscrivere la proposta di legge per l’introduzione dell’insegnamento dell’educazione alimentare, ambientale e agli stili di vita sani nelle scuole e negli enti di formazione delle Forze Armate, di Polizia e di pubblico soccorso.
«Il cibo pubblico non è assistenza, ma una politica attiva di welfare,» conclude Piacenti. «Nelle scuole, negli ospedali, nei luoghi di lavoro, la ristorazione collettiva tiene insieme salute, economia e coesione sociale. Serve una visione nazionale che metta a sistema educazione alimentare, qualità degli appalti e risorse stabili. ANIR è pronta a collaborare con istituzioni, Parlamento e associazioni per costruire un modello di sviluppo che metta il cibo pubblico al centro del benessere e dell’uguaglianza».
Il secondo panel di IMMENSE 2025, moderato dal giornalista Tommaso Giuntella, ha posto al centro il tema delle regole e della sostenibilità economica di un settore che incide ogni giorno sulla salute, sul lavoro e sulla coesione sociale del Paese.
Un confronto tra rappresentanti delle istituzioni e del mondo imprenditoriale che ha confermato quanto la ristorazione collettiva sia ormai un comparto strategico dell’economia italiana.
Al centro del dibattito, le parole del Presidente di ANIR Confindustria, Massimo Piacenti, che ha sottolineato come questo sia “un momento decisivo per il futuro del settore, con tavoli aperti e un nuovo dialogo tra istituzioni e imprese”.
«Abbiamo fatto molta strada — ha affermato — ma dobbiamo continuare a valorizzare il ruolo di chi ogni giorno garantisce un miliardo di pasti all’anno. La ristorazione collettiva è un presidio di benessere e salute pubblica, e deve essere riconosciuta come parte integrante del sistema economico e sociale del Paese».
Piacenti ha richiamato l’attenzione anche sul tema della salute, ricordando l’impatto dell’obesità e del sovrappeso sulla spesa pubblica e sull’economia nazionale. «Una corretta alimentazione non è solo una questione individuale — ha detto — ma una politica pubblica che genera benefici per tutti. Per questo è necessario che la revisione dei prezzi, prevista dall’articolo 60 del Codice dei contratti pubblici, diventi un meccanismo stabile e proporzionato per garantire la continuità del servizio».
Sulla stessa linea, Massimo Milani, deputato e segretario della VIII Commissione (Ambiente, Trasporti e Lavori pubblici) ha ricordato l’impegno del Parlamento per istituire il tavolo tecnico presso il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, dedicato proprio alla revisione dei contratti: «È un passo avanti necessario — ha affermato —, perché non è pensabile che un prezzo fissato oggi resti valido per nove anni. Il settore ha bisogno di regole che rispecchino la realtà».
Marco Simiani, deputato e membro della VIII Commissione, ha sottolineato la necessità di una politica industriale capace di premiare la qualità, la prossimità e la sostenibilità del servizio. «Dobbiamo garantire alle imprese la possibilità di investire, mantenendo un equilibrio tra qualità del cibo, condizioni di lavoro e margini economici. È una questione di coerenza e di responsabilità verso i cittadini».
Nel suo intervento, Raffaele Nevi, deputato, portavoce di Forza Italia e vicecapogruppo alla Camera, ha posto l’accento sulla semplificazione e sulla stabilità normativa, invitando a valorizzare le imprese che, con competenza e innovazione, sostengono ogni giorno la continuità del servizio pubblico.
Davide Bergamini, deputato, capogruppo Lega in commissione Agricoltura, ha invece collegato il tema della ristorazione collettiva alla sovranità alimentare, evidenziando il valore educativo del settore: «Garantire ai nostri ragazzi un’alimentazione di qualità significa investire nel futuro del Paese. Un bambino che mangia bene a scuola sarà un adulto più sano e consapevole. È una questione di salute pubblica e di cultura».
A portare un ulteriore contributo è stato Pierangelo Albini, Direttore Lavoro, Welfare e Capitale Umano in Confindustria, che ha sottolineato la necessità di una maggiore chiarezza normativa e di un confronto stabile tra parti sociali e istituzioni sui contratti di lavoro applicabili al settore. Albini ha evidenziato come la ristorazione collettiva rappresenti un segmento specifico del terziario, con caratteristiche produttive e organizzative che la distinguono nettamente dalla ristorazione tradizionale. «Occorre – ha affermato – un sistema di regole coerente con la natura industriale e continuativa del servizio, che valorizzi la qualità e la professionalità degli operatori senza gravare sulle imprese con oneri impropri»
Dalla pluralità degli interventi è emersa una visione convergente: la ristorazione collettiva deve essere riconosciuta come una vera infrastruttura nazionale, capace di generare valore economico e sociale.
Come ha concluso Massimo Piacenti, «non si può parlare di qualità se non si garantisce sostenibilità. Il nostro obiettivo è semplice ma cruciale: costruire un sistema stabile, fondato su regole certe e su un riconoscimento pieno del ruolo industriale e sociale delle imprese del settore».
Un confronto che ha segnato un passaggio importante: la ristorazione collettiva come motore di crescita, innovazione e benessere per il Paese.
Il primo panel di IMMENSE 2025, moderato dalla giornalista Silvia Perdichizzi, ha aperto la giornata ponendo al centro il significato più profondo del cibo pubblico: un servizio che tiene insieme educazione, salute, inclusione e responsabilità.
A introdurre i lavori è stato Paolo Valente, Segretario generale di ANIR Confindustria, che ha sottolineato come «il cibo pubblico rappresenti l’oggetto e il valore di ciò che facciamo, mentre la ristorazione collettiva è il mezzo attraverso il quale lo realizziamo».
Un concetto che racchiude la missione dell’associazione: costruire valore intorno a un servizio essenziale, che ogni giorno garantisce milioni di pasti e con essi il funzionamento stesso del welfare del Paese.
Valente ha evidenziato la necessità di proseguire in un percorso di riconoscimento politico e culturale del cibo pubblico, in cui la qualità e la sostenibilità non siano più viste come costi, ma come parte del diritto dei cittadini a un’alimentazione giusta e accessibile.
Da questa visione comune si sono sviluppati i contributi dei relatori. Claudia Pratelli, Assessora alla Scuola di Roma Capitale, ha portato l’esperienza della Capitale, dove ogni giorno vengono serviti oltre 150 mila pasti. «Garantire l’accesso a tutti e a tutte è il nostro primo obiettivo — ha detto —, attraverso rette progressive, educazione alimentare e un sistema organizzato che tuteli il lavoro e la qualità del servizio».
Andrea Magarini, Direttore della Food Policy del Comune di Milano, ha ricordato come le città possano essere laboratori di innovazione: «Le politiche alimentari urbane possono trasformare gli appalti pubblici in strumenti di sostenibilità, riduzione degli sprechi e promozione delle filiere locali. Le alleanze tra amministrazioni e imprese possono generare un impatto duraturo e diffuso».
Francesco D’Ausilio ha evidenziato la dimensione sanitaria e culturale del tema. «L’alimentazione è lo specchio della società — ha affermato — e il modo in cui i ragazzi mangiano, a scuola e fuori, è un tema di salute pubblica. Servono linee guida nutrizionali pubbliche e una visione unitaria che colleghi agricoltura, produzione e distribuzione alimentare».
Sul versante sociale, Antonella Inverno di Save the Children ha sottolineato l’urgenza di garantire risorse e strumenti ai Comuni per superare la natura “a domanda individuale” del servizio: «La mensa scolastica è un servizio essenziale, non un optional, e può contribuire a ridurre le disuguaglianze educative e a favorire l’occupazione femminile».
Adriana Bizzarri, coordinatrice di Cittadinanzattiva, ha ribadito l’importanza delle Commissioni mensa come luogo di partecipazione civica e controllo, invitando a estendere progressivamente il servizio nelle aree con maggiore povertà educativa: «Garantire un pasto sano al giorno è la prima forma di giustizia sociale».
Francesca Rocchi, rappresentante dell’Osservatorio nazionale sul cibo pubblico, ha ricordato i progressi compiuti dal settore, ma anche la necessità di rafforzare una visione comune a livello europeo. «L’Italia deve saper guardare alle migliori pratiche e adottare un modello unico di ristorazione pubblica sostenibile e inclusiva».
Infine, Michele Fontefrancesco, antropologo dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, ha richiamato il valore comunitario del pasto: «Il pranzo in mensa è un momento che costruisce legami, diritti e appartenenza. Il cibo pubblico ci restituisce la dimensione collettiva del vivere».
Dalla somma di queste esperienze emerge un messaggio chiaro: la ristorazione collettiva non è un servizio tecnico, ma una infrastruttura di cittadinanza.
Come ha concluso Paolo Valente, «l’obiettivo di ANIR è fare del cibo pubblico un pilastro delle politiche sociali del Paese: un modello che unisce imprese, istituzioni e cittadini nella cura quotidiana del bene comune più semplice e più necessario — il pasto condiviso».
Una giornata di confronto, partecipata e ricca di stimoli, ha caratterizzato IMMENSE 2025, la Giornata nazionale del cibo pubblico promossa da ANIR Confindustria, ospitata ieri a Palazzo Wedekind di Roma, nel contesto dell’80° anniversario della FAO.
Il ruolo della ristorazione collettiva è stato rilanciato non solo come servizio essenziale, ma come vettore di senso civico, sviluppo e coesione sociale, in prospettiva nazionale.
[La giornata di immense in una pillola di due minuti]
Il tavolo tecnico
La giornata si è aperta con un Focus table riservato, dedicato alle aziende, ai decision maker e agli stakeholder istituzionali e attori della filiera. Un momento di confronto operativo sui principali temi di scenario, sugli strumenti di valorizzazione del comparto e sulle prospettive di sviluppo, che. ANIR Confindustria ha voluto promuovere per consolidare il dialogo con il sistema istituzionale e imprenditoriale. Un’iniziativa accolta con soddisfazione, che ha confermato la centralità del cibo pubblico nella costruzione di un welfare moderno, sostenibile e inclusivo.
L’apertura dei lavori
Ad aprire la sessione pubblica è stato Massimo Piacenti, Presidente di ANIR Confindustria, che ha colto l’occasione per celebrare i cinque anni di attività dell’associazione, sottolineando come ANIR abbia progressivamente rafforzato la propria azione rappresentativa nel sistema confindustriale e nel dialogo istituzionale. Piacenti ha ricordato l’importanza di un approccio fondato sull’innovativo concetto di cibo pubblico, che rappresenta la sintesi della visione di ANIR: un nuovo modo di intendere la ristorazione collettiva, come infrastruttura sociale capace di unire impresa, qualità e responsabilità.
Massimo Piacenti, Presidente di ANIR Confindustria: «Il cibo pubblico è una infrastruttura della vita civile del Paese, e la ristorazione collettiva è il suo strumento più concreto. In un momento in cui il DDL sull’obesità richiama l’attenzione su un’emergenza che grava per oltre 97 miliardi di euro l’anno sulle casse sociali, è evidente che una mensa pubblica di qualità non è una spesa, ma un investimento nella salute e nella coesione. Ma per sostenere questo modello serve un mercato regolato, trasparente e sostenibile: la revisione ordinaria e obbligatoria dei prezzi deve diventare un principio strutturale dei contratti pubblici per i servizi. È indispensabile che sia riconosciuta la specificità della ristorazione collettiva, che i contratti permettano margini equi e che venga istituito un CCNL dedicato, capace di valorizzare le professionalità che operano quotidianamente in questo settore».
Il primo talk: il cibo pubblico come leva sociale
Il talk ‘Cibo pubblico: per un pasto sostenibile, inclusivo e di qualità’, moderato da Silvia Perdichizzi, ha voluto mettere in luce la funzione educativa, sociale e culturale della ristorazione collettiva, affrontando i temi dell’equità alimentare, della qualità dei servizi e del contrasto alle disuguaglianze territoriali. Attraverso i contributi di istituzioni, esperti e rappresentanti del terzo settore, il panel ha ribadito come il cibo pubblico possa essere uno strumento concreto di coesione e di crescita collettiva.
Tra gli intervenuti: Paolo Valente (Segretario generale di ANIR Confindustria), Claudia Pratelli (Assessora al Lavoro, Scuola e Formazione del Comune di Roma), Antonella Inverno (Save the Children), Andrea Magarini (Comune di Milano, Milan Urban Food Policy Pact), Adriana Bizzarri (Cittadinanzattiva), Michele Filippo Fontefrancesco (Università Cattolica), Francesca Rocchi (FoodInsider) e Francesco D’Ausilio (LUISS).
Paolo Valente, Segretario generale di ANIR Confindustria: «Il cibo pubblico è il modo di intendere la ristorazione collettiva come servizio pubblico essenziale.
È il punto d’incontro tra una capacità industriale di produzione, che garantisce qualità, sicurezza e continuità, e una missione sociale che assicura uguaglianza di accesso ai servizi basilari per tutti i cittadini. Il valore del cibo pubblico sta proprio in questa duplice natura: un settore produttivo complesso, innovativo e sostenibile, che ogni giorno contribuisce alla coesione del Paese, alla salute delle persone e alla dignità del lavoro. È la forma più concreta di solidarietà quotidiana che il sistema pubblico può offrire».
Mercato, regole e opportunità: dal confronto politico all’impegno per la revisione dei servizi collettivi
Il secondo momento della giornata, ‘Ristorazione collettiva: mercato, regole e opportunità’, moderato dal giornalista Tommaso Giuntella (Rai, Agorà), è stato dedicato al confronto tra istituzioni, politica e impresa. Il dibattito ha affrontato i temi del riequilibrio economico dei contratti pubblici, della revisione prezzi e dell’innovazione industriale, ponendo particolare attenzione al Tavolo dei Servizi in corso presso il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT) – dove ANIR è tra i principali partecipanti ai lavori – e al contributo dell’intergruppo parlamentare dedicato al cibo pubblico e ai servizi collettivi. Entrambi i percorsi sono stati richiamati come esempi concreti di collaborazione istituzionale e di dialogo costruttivo tra imprese, politica e amministrazione, da ciò l’impegno preso, anche pubblicamente, di arrivare ad una veloce e fattuale definizione dei meccanismi di revisione per i servizi nel codice vigente.
Sono intervenuti Massimo Piacenti (Presidente ANIR Confindustria), Raffaele Nevi (Vicecapogruppo vicario di Forza Italia alla Camera e Portavoce nazionale del partito), Davide Bergamini (Capogruppo Lega in Commissione Agricoltura alla Camera), Massimo Milani (Segretario della VIII Commissione Ambiente, Territorio e Lavori pubblici), Marco Simiani (Deputato, membro della VIII Commissione Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici) e Pierangelo Albini (Direttore Lavoro, Welfare e Capitale Umano di Confindustria).
Una rappresentanza in crescita
Alla giornata hanno preso parte la squadra di presidenza di ANIR Confindustria, insieme a numerose rappresentanze del mondo confindustriale e all’associazione Donna Donna Onlus. Una partecipazione corale che ha confermato la crescente rappresentatività di ANIR e la sua capacità di porsi come interlocutore autorevole e propositivo per il futuro della ristorazione collettiva italiana.