Autore: Graziano Lanzidei

Italia, storie imMENSE 2025 – Cibo pubblico e ristorazione collettiva

Promossa da ANIR Confindustria, IMMENSE, giunta alla sua IV edizione, è la principale manifestazione nazionale interamente dedicata alla ristorazione collettiva come servizio pubblico essenziale. L’evento nasce per accendere i riflettori su un settore strategico per la salute, l’educazione e la coesione sociale, promuovendo il concetto di cibo pubblico come leva di benessere collettivo e sostenibilità.

IMMENSE si propone di rafforzare il dialogo tra mondo produttivo e governance, valorizzando l’innovazione, la qualità e il ruolo del pasto quotidiano nei luoghi della vita pubblica: scuole, ospedali, aziende, comunità.

Nel contesto delle celebrazioni per l’80° anniversario della FAO, IMMENSE si inserisce come iniziativa coerente con gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, contribuendo alla riflessione globale su alimentazione, equità e sistemi resilienti.

ANIR Confindustria è l’associazione nazionale che rappresenta le imprese italiane della ristorazione collettiva. A cinque anni dalla sua costituzione, ha consolidato il proprio ruolo nel sistema dei servizi industriali aderendo a Confindustria, promuovendo un modello sostenibile e responsabile di servizio pubblico alimentare e affermando il valore del cibo pubblico nella vita quotidiana del Paese.

CONSULTA DEI SERVIZI – L’evento ‘Con i servizi, cresce l’Italia’ e le richieste della Consulta raccontati da stampa e tv

I principali media nazionali hanno dato spazio all’evento organizzato dalla Consulta dei Servizi e alle rivendicazioni espresse sul settore. In un unico link, i servizi e gli articoli di TG5, SkyTG24 e Il Sole 24 Ore per approfondire i temi al centro del confronto.

Il servizio del TG5

L’articolo de Il Sole 24 Ore

L’articolo di SkyTG24

ANAC Aggiornamento prezzi di riferimento riguardanti l’ambito sanitario

Gentili Associati, con la presente vi informiamo che l’Autorità Nazionale Anticorruzione ha aggiornato i prezzi di riferimento in ambito sanitario dei servizi di ristorazione, a seguito delle dinamiche inflazionistiche registrate.

È dovuta la precisazione che la Nostra Associazione non ritiene soddisfacente l’aggiornamento definito da ANAC, poichè l’indice utilizzato, ISTAT NIC, non rappresenta, a nostro avviso, l’esatta composizione dei costi del nostro settore e di conseguenza non registra l’aumento dei prezzi dei generi alimentari che realmente le aziende sostengono; diversamente da quanto l’indice ISTAT FOI registra, in quanto è quello che maggiormente monitora e indica alcuni degli elementi di costo più aderenti all’aumento dei prezzi e dei servizi, come più volte richiesto e come continueremo a chiedere.

Rispetto ai dati pubblicati nel 2024, si sono registrate le seguenti variazioni: servizio di ristorazione +1,69%

I prezzi di riferimento in ambito sanitario pubblicati dall’Autorità sono utilizzati per la programmazione dell’attività contrattuale della pubblica Amministrazione. Inoltre, qualora emergano differenze significative dei prezzi unitari, le Aziende Sanitarie sono tenute a proporre ai fornitori, una rinegoziazione dei contratti che abbia l’effetto di ricondurre i prezzi unitari di fornitura ai prezzi di riferimento come sopra individuati, e senza che ciò comporti modifica della durata del contratto. In caso di mancato accordo, entro il termine di trenta giorni dalla trasmissione della proposta, in ordine ai prezzi come sopra proposti, le Aziende sanitarie hanno il diritto di recedere dal contratto senza alcun onere a carico delle stesse, e ciò in deroga all’articolo 1671 del codice civile. Ai fini della presente lettera per differenze significative dei prezzi si intendono differenze superiori al 20% rispetto al prezzo di riferimento”.

L’individuazione dei prezzi di riferimento da parte di Anac, ribadiamo, dovrebbe favorire la trasparenza del mercato e la vigilanza, oltre a rappresentare uno strumento di verifica dell’operato delle stazioni appaltanti.

I prezzi di riferimento del servizio di ristorazione sono pubblicati nell’Allegato A alla delibera (che vi alleghiamo). Nello specifico, nell’allegato “A” sono evidenziate le tipologie di utente (paziente 1 e dipendente), di pasto (colazione, pranzo, merenda, cena e giornata alimentare 2) e le diverse combinazioni (presenza/assenza o modalità) delle “caratteristiche effettivamente rilevanti” del servizio, in relazione alle quali è stato determinato il prezzo di riferimento.

I prezzi di riferimento, costituiscono poi un aiuto fattivo alle amministrazioni pubbliche, facilitando la predisposizione dei capitolati, in quanto ad essi si fa spesso riferimento per indicare la soglia da mettere a base di gara.

Per ulteriori approfondimenti si rimanda al sito dell’ANAC al seguente link:

https://www.anticorruzione.it/-/news.08.07.2025.prezzi#p0

Si allegano

– Allegato A Aggiornamento prezzi riferimento ristorazione – luglio 2025

– Guida operativa per il calcolo dei prezzi di riferimento del servizio di ristorazione

Consulta dei Servizi: il mancato intervento del Governo mette a rischio qualità dei servizi essenziali

Il ritiro degli emendamenti al Decreto Infrastrutture che puntavano a introdurre la revisione ordinaria obbligatoria dei prezzi e regole più uniformi negli appalti di servizi e forniture è una scelta che condanna al fallimento decine di aziende, con il conseguente rischio di perdita di migliaia di posti di lavoro, e minaccia la tenuta di settori cruciali per il funzionamento quotidiano del Paese.

È la denuncia della Consulta dei Servizi – che riunisce 19 associazioni nazionali e 4 filiere – a seguito del ritiro, senza motivazioni, durante l’iter di conversione del decreto-legge n. 73/2025 presso le Commissioni Ambiente e Trasporti della Camera, di emendamenti ritenuti essenziali per garantire equità e continuità negli appalti pubblici.

Il settore dei servizi fatica a sostenere contratti pubblici che non riconoscono l’impatto reale dell’inflazione e dell’aumento dei costi. La soglia del 5% per l’attivazione della revisione prezzi, abbassata correttamente al 3% per i lavori pubblici, è stata dimostrata come inefficace. Inoltre, l’assenza di norme certe sulla revisione prezzi, per contratti pluriennali della durata di almeno 5 anni, in un comparto ad alta intensità di manodopera dove il costo del lavoro pesa in modo decisivo, ha un effetto diretto sulle politiche salariali. Senza una revisione dei contratti in essere con la PA, che tenga conto degli aumenti previsti dai rinnovi dei CCNL, si rischiano ricadute sul fronte occupazionale: o le imprese non saranno in grado di onorare gli appalti vinti e partecipare ai nuovi, o saranno costrette a ridurre drasticamente i costi, con effetti sulla qualità dei servizi e sulla dignità del lavoro.

Parlamento e Governo devono porre la giusta attenzione alle conseguenze che deriveranno dal vigente quadro normativo, che mette a rischio la tenuta economica e sociale di servizi pubblici essenziali – dalla ristorazione scolastica e ospedaliera alla vigilanza, dai servizi ambientali al welfare – dai quali dipende, per lo svolgimento di attività quotidiane di milioni di cittadini, la funzionalità stessa del Paese. Si tratta di un settore che significa oggi 70 miliardi di euro, impiega un milione di persone ed è parte integrante della coesione sociale e del benessere dei cittadini.

Ravvisiamo segnali allarmanti: si continua a chiedere ai servizi essenziali uno sforzo non più sostenibile, anche a costo di comprometterne la tenuta. Le ricadute sarebbero gravissime: riduzione della qualità dei servizi, perdita di posti di lavoro e chiusura di imprese qualificate.

Intendiamo proseguire con determinazione le nostre azioni di confronto attraverso l’interlocuzione istituzionale e pubblica. Ci rivolgiamo a Governo e Parlamento per richiamare l’attenzione sull’evidenza che, ogni giorno che passa senza una norma strutturale per la revisione dei prezzi, si consuma un danno economico e sociale.

L’intera rappresentanza del comparto proseguirà nel portare in tutte le sedi istituzionali i rischi concreti che corre il sistema-sicurezza del Paese.

La Consulta auspica che il confronto con il Governo – a partire dall’intergruppo parlamentare dedicato al settore e l’istituzione di un tavolo interministeriale presso il MIT – consenta di provvedere a correttivi non più rinviabili e costruire un quadro strutturale equo e sostenibile, capace di riconoscere il valore strategico dei servizi pubblici.

DL Infrastrutture – Consulta dei Servizi: «Dal voto sugli emendamenti dipendono imprese e occupazione»

La Consulta dei Servizi, che rappresenta 19 associazioni nazionali e 4 filiere, accoglie con interesse gli emendamenti al Decreto Infrastrutture (A.C. 2416), in particolare quelli che intervengono su due aspetti cruciali per il futuro della ristorazione collettiva e dei servizi pubblici: la revisione ordinaria obbligatoria dei prezzi e una maggiore uniformità nelle regole degli appalti di servizi e forniture.

La richiesta è chiara: serve un meccanismo stabile e strutturale per la revisione dei prezzi, a tutela delle imprese, dei lavoratori e dei cittadini. Le soglie attuali del 5% si sono dimostrate insufficienti, soprattutto nei contratti pluriennali di settori ad alta intensità di manodopera e funzione pubblica, come la ristorazione collettiva.

Massimo Piacenti, Presidente di ANIR Confindustria, dichiara:
«Tutti dicono di preoccuparsi del futuro dei servizi pubblici essenziali, ma il tempo delle parole è finito. Ora è l’occasione per farlo seriamente. Gli emendamenti al DL Infrastrutture sono l’unica risposta concreta che Governo e Parlamento possono dare al nostro settore. Se non arrivano subito regole certe e giuste, la ristorazione collettiva e tutto il comparto dovranno affrontare una crisi strutturale: a rischio la qualità dei servizi, la tenuta occupazionale e la sostenibilità delle imprese».

Emilio Roussier Fusco, Vicepresidente ANIR Confindustria, aggiunge:
«Serve un meccanismo obbligatorio e strutturale di revisione ordinaria dei prezzi nei contratti di servizi. Non si può continuare ad affrontare rincari e instabilità senza strumenti adeguati. È una misura di responsabilità, che tutela le imprese, i lavoratori e la qualità dei servizi erogati ogni giorno a milioni di cittadini».

Nel corso dell’evento “Con i Servizi Cresce l’Italia”, la Consulta ha presentato uno studio economico che evidenzia l’inefficacia della soglia del 5% e la necessità di ridurla al 3%, attivando la revisione automatica dei prezzi senza impatti significativi sulla spesa pubblica: oltre il 71% delle risorse stanziate resterebbe disponibile per le stazioni appaltanti.

La sostenibilità del settore è oggi seriamente compromessa: se gli emendamenti non verranno approvati, migliaia di imprese rischiano di non sopravvivere e centinaia di migliaia di posti di lavoro saranno a rischio. È inaccettabile che, mentre nel settore dei lavori pubblici la soglia per attivare la revisione prezzi sia stata giustamente abbassata al 3%, nei servizi sia ancora ferma al 5%. E che la revisione ordinaria sia solo facoltativa. Le imprese sono costrette ad assorbire da sole gli effetti di inflazione e rincari. È ora di superare questa evidente disparità, che penalizza imprese e lavoratori e danneggia l’intera collettività.

«La sostenibilità dei servizi si garantisce con regole giuste e stabili», sottolinea la Consulta. «La revisione ordinaria obbligatoria è una misura di responsabilità che tutela i servizi essenziali, l’occupazione e la qualità per milioni di cittadini. Chiediamo un intervento rapido sul Codice dei Contratti, come già previsto per i lavori, senza aggravi per la spesa pubblica. Senza un intervento urgente, lo abbiamo ribadito in più circostanze, tutto il nostro settore è a forte rischio. Prima di tutto per la diminuzione della qualità dei servizi che vengono erogati».

Il comparto dei servizi pubblici, che comprende ristorazione collettiva, vigilanza, servizi ambientali e facility management, di welfare e sociosanitari conta oltre 23.000 imprese, un milione di addetti e un fatturato di 70 miliardi di euro, rappresentando una vera infrastruttura invisibile ma indispensabile per il Paese.

La Consulta continuerà il confronto con Parlamento e Governo per costruire un quadro normativo moderno, equo e sostenibile, in grado di valorizzare i servizi pubblici come motore di crescita, occupazione e coesione sociale. La recente nascita di un intergruppo parlamentare dedicato al settore, sostenuto da esponenti di maggioranza e opposizione, testimonia l’urgenza e la trasversalità del tema.

Appalti e servizi, primi risultati per la Consulta: il dialogo con Parlamento, Governo e Istituzioni fa passi in avanti

Regole più eque, continuità nei contratti, sostenibilità per imprese e lavoratori: è questo il messaggio che la Consulta dei Servizi ha portato ieri a Palazzo Wedekind durante l’evento pubblico “Con i Servizi Cresce l’Italia”. Un confronto ad alta intensità tra rappresentanze imprenditoriali e istituzioni, con un tema al centro: l’urgenza di intervenire sul sistema di revisione dei prezzi nei contratti pubblici per i servizi.

La proposta della Consulta – che rappresenta oltre 23.000 imprese, quasi un milione di addetti e un fatturato di oltre 70 miliardi di euro – è chiara: rendere la revisione prezzi più accessibile ed efficace, senza aggravare la spesa pubblica, valorizzando strumenti già previsti dal Codice dei Contratti.

Presentato lo studio economico che mostra come gli attuali indici previsti di fatto sono inefficaci nell’attuazione della revisione dei prezzi per questi contratti pluriennali, e che basterebbe impiegare le somme accantonate nei contratti per rendere continuativa la revisione dei prezzi e garantire l’equilibrio contrattuale. Nel dettaglio, dai dati esposti emerge con chiarezza che la richiesta di abbassare la soglia dal 5% al 3%, non penalizzerebbe le stazioni appaltanti, mantenendo oltre l’84% delle risorse economiche inizialmente stanziate per la gara e per la revisione ordinaria nella misura del 73%.

Forte la risposta delle istituzioni. La deputata Erica Mazzetti ha annunciato la nascita di un intergruppo parlamentare dedicato ai servizi, sostenuta da colleghi di maggioranza e opposizione come i deputati Raffaele Nevi, Andrea Casu, Massimo Milani e la senatrice Vita Maria Nocco. Un fronte trasversale che riconosce l’urgenza del tema e apre al dialogo con le parti sociali.

Dal lato tecnico e amministrativo, sono intervenuti Elena Griglio, capo dell’Ufficio Legislativo del MIT, e il Consigliere di Stato Dario Simeoli, che hanno evidenziato la necessità di rendere la revisione prezzi uno strumento davvero operativo, capace di rispondere alle dinamiche di un settore ad alta intensità di lavoro e funzione pubblica, anche attraverso ulteriori specifiche che sono pronti a delineare.

ANIR, tra i promotori della consulta, è intervenuto durante l’evento pubblico con il Presidente, Massimo Piacenti, e il Vicepresidente, con delega all’area mercato, Emilio Roussier Fusco.

Massimo Piacenti, Presidente di ANIR, ha sottolineato l’importanza di un dialogo istituzionale strutturato: «La disponibilità emersa oggi da parte di Governo e Parlamento segna un passo decisivo. I servizi pubblici rappresentano una vera e propria infrastruttura sociale: vanno tutelati con regole certe e stabili. La nascita dell’intergruppo parlamentare e l’apertura del Ministero rappresentano segnali concreti che il mondo dei servizi è finalmente ascoltato».

Emilio Roussier Fusco, Vicepresidente di ANIR, ha invece evidenziato gli aspetti tecnici della proposta: «La nostra richiesta non è una rivendicazione, ma un intervento di buon senso. Rendere operativa e obbligatoria la revisione ordinaria significa garantire continuità, legalità e coerenza con quanto già previsto nel Codice dei Contratti. Il riconoscimento da parte della dottoressa Griglio, dell’Ufficio legislativo del MIT, rafforza la fondatezza della nostra posizione».

«La sostenibilità non si garantisce solo con i numeri, ma con regole giuste e stabili», ha affermato la Consulta. «Senza un riequilibrio del sistema, il rischio è la perdita di servizi fondamentali per milioni di cittadini».

La Consulta dei Servizi proseguirà il suo percorso, a partire dalla richiesta di approvazione degli emendamenti presentati in sede di conversione del DL infrastrutture che modificano il Codice degli Appalti in tema di revisione prezzi.  «Avanzeremo le nostre istanze – conclude la Consulta – sino a che non sarà possibile alle nostre aziende di operare in un mercato normale, senza che la Pubblica Amministrazione sia tra le principali cause dell’insostenibilità economica dei servizi che eroghiamo, con conseguente danno per l’occupazione e per la qualità dei servizi resi».

«Grazie al rapporto ANAC finalmente il comparto delle mense scolastiche potrà avere prezzi di riferimento congrui»

Il report pubblicato da ANAC sul servizio di ristorazione scolastica rappresenta un passaggio importante per l’intero comparto. ANIR, che ha preso parte al percorso di analisi attraverso momenti istituzionali e occasioni tecniche di confronto, riconosce in questo lavoro un contributo prezioso alla comprensione di un sistema complesso, strategico e ancora troppo poco conosciuto.

La ristorazione scolastica, come più volte sottolineato da ANIR, non può essere valutata solo sulla base di logiche economiche o semplificazioni procedurali. È uno dei luoghi in cui si esprime con maggiore evidenza il concetto di cibo pubblico: un modello di servizio che tiene insieme diritto alla nutrizione, qualità, sostenibilità e responsabilità sociale. Il documento di ANAC offre una base utile per avviare un confronto più ampio e costruttivo, che coinvolga istituzioni, imprese, comunità locali e utenti finali.

Tra i punti più rilevanti, ANIR segnala con particolare interesse l’annuncio, contenuto nel report, della prossima pubblicazione di un prezzo di riferimento per la ristorazione scolastica, sul modello di quanto già realizzato per la ristorazione ospedaliera. Si tratta di un passaggio atteso e necessario, che va nella direzione auspicata dall’associazione: quella di un sistema più trasparente, sostenibile e capace di valorizzare le aziende che operano nel rispetto delle regole e della qualità del servizio.

«La fotografia che emerge dal report – afferma Massimo Piacenti, presidente di ANIR – chiede a tutti uno sforzo in più: alle imprese, che devono continuare a investire in qualità e innovazione; alle amministrazioni, che devono adottare criteri coerenti e premianti; alle autorità pubbliche, che hanno il compito di vigilare e accompagnare questo processo. La ristorazione collettiva, in particolare quella scolastica, è uno dei luoghi in cui prende forma il concetto di cibo pubblico: un bene comune da tutelare, non una voce da comprimere».

Per Paolo Valente, segretario generale di ANIR, «è il momento di superare approcci ideologici e semplificazioni che non aiutano nessuno. Il comparto ha bisogno di regole chiare, di una visione industriale matura, e di strumenti che sappiano valorizzare le aziende che operano nel rispetto delle normative, con standard elevati e attenzione costante alle persone. Il cibo pubblico è il paradigma che può guidare questo cambiamento: un patto tra pubblico e privato, tra istituzioni e comunità, fondato su trasparenza, qualità e sostenibilità».

ANIR rinnova il proprio impegno a contribuire, con spirito costruttivo, al miglioramento del sistema. Lo fa nella consapevolezza che il pasto scolastico non è solo una questione tecnica o contrattuale, ma una responsabilità condivisa che riguarda l’intera società.

Nell’audizione alla Camera per il DL Infrastrutture: «Garantire l’equilibrio dei contratti nei servizi pubblici essenziali»

Si è tenuta presso la VIII Commissione (Ambiente, Territorio e Lavori pubblici) della Camera dei deputati, l’audizione di ANIR – Associazione Nazionale delle Imprese della Ristorazione – nell’ambito dell’esame del disegno di legge di conversione del decreto-legge n. 73/2025, detto DL Infrastrutture. Al centro del confronto, le misure urgenti in materia di infrastrutture strategiche e contratti pubblici, con particolare attenzione agli impatti del nuovo Codice degli Appalti, la cui applicazione incide direttamente anche sul comparto dei servizi. ANIR è intervenuta per rappresentare le esigenze di un settore – quello della ristorazione collettiva – che opera con contratti pluriennali ad alta intensità di manodopera e che richiede strumenti certi, come la revisione prezzi obbligatoria, per garantire sostenibilità e continuità nei servizi pubblici essenziali.

A intervenire per ANIR è stato il Presidente Massimo Piacenti, affiancato dal Segretario Generale Paolo Valente. Il focus dell’intervento ha riguardato in particolare la necessità di rendere obbligatoria la revisione ordinaria dei prezzi nei contratti di servizi a lunga durata, come quelli della ristorazione collettiva.

«I contratti dei servizi, come quelli della ristorazione collettiva, sono per loro natura pluriennali e continuativi. Oggi si fa un’offerta, ma l’esecuzione può durare anche dieci anni. È evidente che un pezzo definito oggi non può reggere l’urto dell’aumento dei costi, del lavoro o delle materie prime alimentari. Serve uno strumento certo per il riequilibrio» ha affermato Piacenti.

L’art. 60 del Codice dei Contratti Pubblici – ha evidenziato ANIR – distingue tra revisione straordinaria e ordinaria. Ma il comma 2, che introduce la revisione ordinaria, la configura ancora come una facoltà e non come un obbligo, generando incertezza applicativa e potenziali contenziosi.

«L’attuale formazione rappresenta un passo avanti sotto il profilo storico, ma da un punto di vista giuridico lascia margini di ambiguità. Chiediamo che in sede di conversione del decreto-legge venga inserita l’obbligatorietà della revisione dei prezzi per tutti i servizi e le forniture a lungo termine». Ha aggiunto.

La ristorazione collettiva – ha ricordato ANIR – impiega oltre 100 mila persone, di cui l’80% donne, distribuite in oltre 1000 imprese, e produce ogni anno circa un miliardo di pasti destinati a scuole, strutture sanitarie, forze dell’ordine e grandi comunità. È un settore che, per impatto sociale, economico e sanitario, costituisce un presidio di benessere quotidiano per milioni di cittadini.

«Il nostro è un comparto strategico, che valorizza il Made in Italy, l’alimentazione sana, la formazione delle maestranze, il cibo biologico e a chilometro zero. Non possiamo pensare di reggere questa qualità senza un quadro contrattuale stabile ed equo» ha sottolineato Piacenti.

Durante l’audizione è stato inoltre ricordato il ruolo della Consulta dei Servizi, recentemente costituita da 19 sigle rappresentative di oltre 70 miliardi di fatturato o più di un milione di lavoratori. Il prossimo 19 giugno, la Consulta presenterà un documento unitario con proposte normative e dati del settore, nel corso di un convegno pubblico a Piazza Colonna.

“Con i Servizi cresce l’Italia”: una nuova centralità per i servizi

Il prossimo 19 giugno, alle ore 14.00, Palazzo Wedekind a Roma ospiterà un evento di grande rilevanza promosso dalla Consulta dei Servizi, composta da 19 associazioni delle imprese di settore e da 3 associazioni dei fornitori, e che servirà per fare passi avanti rispetto al Manifesto dei Servizi. Il titolo è “Con i Servizi cresce l’Italia – Il principio dell’equilibrio contrattuale nei servizi”.

Si tratta di un appuntamento pubblico nato dalla volontà di affermare l’importanza di un settore troppo spesso trascurato nel dibattito politico ed economico: quello dei servizi pubblici in appalto. Un comparto strategico che comprende realtà come la ristorazione collettiva, la pulizia professionale, la vigilanza, più in generale il facility management, e che ogni giorno garantisce il funzionamento della nostra vita quotidiana nei luoghi più delicati del vivere comune: scuole, ospedali, uffici pubblici, imprese.

ANIR sarà tra i protagonisti, portando la propria esperienza e la propria visione in un confronto che si annuncia fondamentale per il futuro del comparto. Come sottolineato nel Manifesto dei Servizi, oggi è urgente una riforma che riporti equilibrio contrattuale nel rapporto tra imprese e pubblica amministrazione. Troppo spesso, infatti, i servizi vengono penalizzati da gare al massimo ribasso, da ritardi nei pagamenti, da mancanza di clausole di revisione prezzi che rendano sostenibili gli appalti nel tempo.

Per ANIR, questa è un’occasione per ribadire la propria battaglia: il riconoscimento della ristorazione collettiva come servizio pubblico essenziale. Una battaglia che parte dalla qualità, dalla sicurezza alimentare, dalla formazione del personale, dalla sostenibilità delle forniture. E che chiede strumenti concreti per garantire alle imprese un contesto normativo chiaro, stabile e rispettoso della specificità del settore.

«È tempo di riconoscere il valore di questo mondo: uscire dal lavoro povero, garantire sostenibilità, restituire dignità» – è il messaggio che ANIR condividerà insieme alle altre associazioni aderenti al Manifesto.

L’evento del 19 giugno sarà anche un momento di mobilitazione collettiva per chiedere che i servizi tornino ad essere centrali nelle scelte del Paese. Non solo nei proclami, ma nelle leggi, nei bandi, nei contratti. Perché dai servizi – e dalla qualità del lavoro che li rende possibili – passa una parte essenziale del futuro economico e sociale dell’Italia.

Industria, servizi, coesione: il futuro si costruisce insieme

L’Assemblea 2025 di Confindustria ha rappresentato un passaggio importante per ridisegnare l’orizzonte industriale del Paese alla presenza delle più alte Istituzioni del Paese. Nella sua relazione introduttiva, il Presidente Emanuele Orsini ha indicato con chiarezza la necessità di un Piano Industriale Straordinario per rilanciare la competitività italiana e restituire all’impresa un ruolo centrale nel processo di crescita economica, sociale e civile.

Quella delineata da Orsini è una visione ampia, che tiene insieme produzione e coesione, semplificazione normativa e innovazione, sostenibilità ambientale e qualità del lavoro. Un appello alla responsabilità, rivolto a istituzioni, imprese e corpi intermedi, per costruire un sistema più giusto, inclusivo e orientato al futuro.

In questo contesto, i servizi pubblici essenziali non sono un elemento accessorio, ma un’infrastruttura invisibile e necessaria per le imprese e per l’Italia. La ristorazione collettiva, ogni giorno, garantisce pasti sicuri e bilanciati a milioni di cittadini. È sia industria che servizio, è presidio di salute, educazione alimentare e benessere. Un comparto che merita di essere pienamente riconosciuto per il suo valore sociale ed economico.

ANIR Confindustria si riconosce in questa traiettoria e ne condivide i presupposti. L’industria è anche quella che non si vede, ma che tiene in piedi la vita delle comunità. La ristorazione collettiva ne è un esempio concreto. Siamo pronti a fare la nostra parte, perché questa visione diventi realtà.

🔗 [Scarica qui la Relazione introduttiva dell’Assemblea di Confindustria 2025 (PDF)]

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