Autore: Graziano Lanzidei

Piacenti: “La ristorazione collettiva è una infrastruttura del welfare”

Intervista al Presidente di ANIR Confindustria, Massimo Piacenti, comparsa sul numero di Aprile 2026 della rivista Italia a Tavola e sul loro sito web.

La ristorazione collettiva si trova spesso tra l’incudine e il martello, dovendo affrontare contemporaneamente il pregiudizio dell’opinione pubblica e la diffidenza delle istituzioni. Ciò nonostante, è un asset fondamentale, non solo della ristorazione in senso stretto, ma anche in ambito sociale, educativo e, forse più di tutto, sanitario. ANIR Confindustria sente il peso di questa criticità che compromette l’azione di ciascun operatore del settore. Quale strategia adotta per cercare di ribaltare questi preconcetti?

 

La prima cosa che mi sento di dire è che questo lavoro ANIR Confindustria lo porta avanti sin dalla sua costituzione. Non siamo di fronte a un problema nuovo, né a una difficoltà che il settore ha scoperto adesso. Da tempo cerchiamo di cambiare il modo in cui la ristorazione collettiva viene percepita, raccontata e quindi anche trattata sul piano pubblico e istituzionale. Troppo spesso questo mondo viene ridotto a una semplice voce di costo, oppure entra nel dibattito solo quando emerge una criticità. In realtà stiamo parlando di un servizio essenziale che accompagna ogni giorno la vita delle persone: nelle scuole, negli ospedali, nei luoghi di lavoro, nelle strutture socioassistenziali. E proprio per questo non può essere letto in modo superficiale.

Detto questo, credo sia giusto evitare anche un’altra semplificazione: non esiste una percezione unica e indistinta del settore. La ricerca che ANIR ha realizzato con SWG ci dice una cosa molto interessante: lì dove il servizio è conosciuto e vissuto direttamente, il giudizio tende a essere più positivo; lì dove invece prevale una conoscenza più distante o superficiale, il settore continua a essere sottovalutato. I numeri, da questo punto di vista, sono molto chiari: 40 milioni di italiani hanno utilizzato almeno una volta nella vita un servizio di ristorazione collettiva e 9 milioni di lavoratori e studenti lo utilizzano almeno occasionalmente. Questo significa che non stiamo parlando di un settore marginale, ma di una realtà che tocca in modo diretto la vita di una parte enorme del Paese. Eppure, la stessa ricerca mostra che il peso economico e occupazionale del comparto continua a essere poco percepito.

Questo è particolarmente evidente nella ristorazione scolastica. Tra i genitori che utilizzano il servizio, il 92% considera il momento del pasto a scuola molto importante dal punto di vista educativo e il 94% ritiene importante che proprio a scuola i bambini si abituino a un regime alimentare vario ed equilibrato. È un dato molto significativo, perché ci dice che quando la ristorazione collettiva viene conosciuta da vicino, il suo valore emerge con molta più chiarezza. Dietro un pasto servito ci sono sicurezza alimentare, qualità nutrizionale, organizzazione, investimenti, logistica, continuità del servizio, gestione di esigenze specifiche, attenzione alle persone e responsabilità d’impresa. C’è, in altre parole, una funzione pubblica molto più importante di quanto spesso si riconosca.

È anche per questo che ANIR ha insistito in questi anni sul concetto di cibo pubblico. È un’espressione che ci ha aiutato a dire con chiarezza che non si parla soltanto di pasti, ma di salute, educazione, inclusione, qualità della vita e funzionamento concreto del welfare. Su questo piano abbiamo sviluppato iniziative e sensibilizzazione culturale, anche grazie al contributo specifico del direttore generale Paolo Valente che ha dato un contributo importante, aiutando l’associazione a consolidare una lettura più forte e più chiara del settore. Naturalmente non basta trovare le parole giuste. Bisogna anche costruire occasioni, contenuti e relazioni che rendano visibile questa complessità. È uno dei motivi per cui abbiamo voluto promuovere iniziative come IMMENSE, che non nasce come semplice evento di settore, ma come spazio di confronto utile a far capire meglio che cosa significa oggi garantire qualità nella ristorazione collettiva. La nostra strategia, in fondo, è questa: meno autocelebrazione, più realtà, più proposte efficaci. Meno difesa corporativa, più spiegazione di un servizio che riguarda la vita quotidiana di milioni di persone.

Nel rapporto con le istituzioni quali sono le azioni che ANIR riesce a metter in campo rispetto, per esempio, alla componente prezzi e/o a una regolamentazione dei CAM, negli ultimi anni sempre più stringente?

ANIR cerca di stare sempre su un terreno molto concreto. Non ci interessa limitarci a segnalare problemi. Ci interessa portarli dentro un confronto serio, con proposte che abbiano una possibilità reale di tradursi in regole migliori. Dal nostro punto di vista, il nodo principale è questo: la qualità del servizio non si difende solo al momento della gara, ma soprattutto nella capacità nei contratti di durata di reggere durante l’esecuzione. È lì che si vede se gli standard richiesti possono essere mantenuti davvero nel tempo. Per questo insistiamo molto sul rapporto tra gara ed esecuzione. Dentro questo quadro, la questione della revisione prezzi ordinaria è decisiva. Noi continuiamo a sostenere che, nei contratti pubblici ad esecuzione continuativa e periodica, la revisione prezzi debba diventare un meccanismo ordinario, chiaro, omogeneo e applicabile. Non una misura straordinaria, né una materia lasciata all’incertezza o alla diversa sensibilità delle singole stazioni appaltanti.

Per un settore come il nostro, esposto ogni giorno all’andamento del costo del lavoro, delle derrate, dell’energia e delle filiere, questo non è un tema secondario. È la condizione fondamentale di tenuta del servizio e, quindi, dell’intero settore. Da questo punto di vista ANIR è molto attiva. Lo è nel lavoro portato avanti insieme alla Consulta dei Servizi, che ha contribuito a dare più forza ai temi dei servizi essenziali. Lo è nel confronto aperto al Tavolo dei Servizi presso il Ministero delle Infrastrutture, dove il tema dell’equilibrio economico dei contratti e della revisione prezzi è centrale. Lo è anche attraverso documenti, proposte e materiali tecnici che servono a portare nei tavoli non solo una richiesta, ma un contributo utile alla decisione. Lo è con tenacia e coerenza e con spirito costruttivo e unitario. Quanto ai CAM, la nostra posizione è chiara. Gli obiettivi ambientali e di sostenibilità sono giusti e vanno perseguiti con serietà. Ma proprio per questo devono essere costruiti in modo realistico, coerente con la realtà industriale e organizzativa del servizio, con la disponibilità effettiva delle filiere e con le risorse riconosciute nei contratti.

Su questo versante ANIR non è rimasta ferma. Ha investito anche su un lavoro interno di approfondimento e proposta, in particolare attraverso la Commissione Qualità, Innovazione e Sostenibilità, che ha accompagnato un percorso concreto sul rating ESG e sulle relative certificazioni, con l’obiettivo di rendere la sostenibilità un fattore serio di qualificazione del settore e non un semplice adempimento formale. In sintesi, ANIR non chiede meno regole. Chiede regole più intelligenti, più equilibrate e più vicine alla realtà del servizio.

Come si può far comprendere, definitivamente, quanto sia importante l’incidenza di una sana e corretta alimentazione sulla salute pubblica e i costi che ne derivano?

Credo che si debba partire da un cambio di prospettiva. Finché il pasto nei luoghi pubblici verrà erroneamente considerato un elemento accessorio, non se ne capirà mai davvero il valore. In realtà l’alimentazione, soprattutto nei contesti del welfare, è già una leva concreta di salute pubblica, prevenzione, educazione e riduzione delle disuguaglianze. È anche per questo che ANIR insiste sul concetto di cibo pubblico. Perché un pasto sano, equilibrato, sicuro e accessibile non è solo un servizio organizzativo: è una parte della risposta pubblica ai bisogni delle persone. Questo vale in modo molto evidente nella scuola. La mensa non è soltanto il momento in cui si mangia. È anche uno spazio in cui si formano abitudini, si fa educazione alimentare, si costruiscono inclusione e socialità. Vale nella sanità, dove l’alimentazione entra a pieno titolo nella presa in carico della persona. Vale nei luoghi di lavoro, dove il servizio mensa incide sul benessere quotidiano e sulla qualità della vita.

Per questo il discorso sui costi va sempre accompagnato da un’altra domanda cruciale: quanto costa, invece, allo Stato, non avere un servizio di qualità? e non garantire una alimentazione sana? Oppure averlo in modo diseguale o insufficiente? Una cattiva alimentazione produce effetti diretti sulla salute delle persone e, nel tempo, si riflette inevitabilmente anche sulla spesa sanitaria. Non a caso, negli ultimi mesi anche il legislatore ha dato un segnale preciso: con la Legge 3 ottobre 2025, n. 149, entrata in vigore il 24 ottobre 2025, l’Italia ha introdotto una disciplina specifica per la prevenzione e la cura dell’obesità. È un passaggio importante, perché conferma sul piano normativo ciò che noi sosteniamo da tempo: alimentazione, prevenzione e salute pubblica non possono più essere considerate questioni separate. Anche su questo ANIR ha cercato di allargare il ragionamento. Non solo qualità del menu, ma qualità del servizio, valore pubblico del pasto, rapporto con salute, scuola, lavoro e sostenibilità. Anche iniziative come IMMENSE servono a questo: a portare il tema fuori da una lettura esclusivamente tecnica e a ricollocarlo dentro una riflessione più ampia sul welfare quotidiano. Noi stiamo dicendo, in fondo, una cosa semplice: l’alimentazione nei luoghi pubblici è tutt’altro che un dettaglio. È una parte della qualità del vivere insieme, è un aspetto fondamentale per il benessere delle persone, spesso fragili e di tutte le età.

Spesso i primi opinion leader di un’azienda, in questo caso di un settore, sono i lavoratori, diretti e indiretti. ANIR riesce a sensibilizzare le aziende associate, affinché adottino comportamenti virtuosi finalizzati a creare un ambiente favorevole, rafforzando di conseguenza un’opinione positiva?

Sì, perché in un settore come il nostro il lavoro non è un tema laterale. È una delle condizioni che rendono possibile la qualità del servizio. La ristorazione collettiva è un comparto in cui competenze, organizzazione, responsabilità, presidio quotidiano e continuità operativa dipendono in misura decisiva dalle persone. Per questo ANIR tiene sempre insieme il tema del lavoro e quello della qualità. Non si può chiedere al settore sicurezza, precisione, attenzione nutrizionale, capacità di gestire contesti delicati come scuola e sanità, e poi considerare marginale il tema delle professionalità, della formazione, della stabilità e del riconoscimento del lavoro. Sensibilizzare le aziende significa anzitutto rafforzare una cultura comune della responsabilità: sicurezza alimentare, procedure, attenzione all’utente, qualità del processo, capacità organizzativa. Ma significa anche riconoscere che questo comparto ha una sua specificità e non può essere trattato come se fosse indistinguibile da altri pezzi della ristorazione.

Anche il confronto avviato sul CCNL va letto in questa chiave: non come una questione solo formale, ma come parte di un percorso che riguarda il riconoscimento del settore e la sua capacità di essere più attrattivo, più coerente e più forte. Su questo ANIR ha lavorato anche attraverso la propria attività interna di approfondimento, con una commissione dedicata ai temi del lavoro e del contratto, proprio per portare nel confronto una posizione più solida e più aderente alla realtà del servizio. Se vogliamo pensare davvero al futuro del nostro Paese (e al suo presente) non possiamo che cimentarci su temi complessi sua decisivi per la competitività e la tenuta dell’Italia, come i salari, il welfare e la produttività. I lavoratori, in questo senso, sono davvero i primi ambasciatori del servizio. Ma lo sono se vengono messi nelle condizioni di lavorare bene, di essere riconosciuti e di sentirsi parte di un comparto che sa dare valore alla propria funzione.

Un paio di eventi recenti hanno fornito al settore elementi per quella che potremmo definire un’azione di rebranding spontanea: il riconoscimento Unesco, ma, ancor più, le Olimpiadi invernali che hanno visto un’esplosione esponenziale di visibilità della cucina italiana grazie a giovani atleti di tutto il mondo che hanno apprezzato e condiviso i piatti più simbolici con milioni di follower. Quale eredità hanno lasciato e come ANIR potrebbe sfruttare questa onda lunga?

Questa attenzione può essere utile, ma solo se non ci si ferma alla superficie. Il punto, per noi, non è inseguire una scia di visibilità. È capire se da quella visibilità può nascere una consapevolezza più matura sul valore del servizio. Quando il cibo italiano viene riconosciuto come espressione di cultura, identità e qualità, si apre una possibilità interessante anche per il nostro settore. Ma a una condizione precisa: che quel valore simbolico non resti confinato alla rappresentazione, all’occasione speciale o all’evento. Deve diventare anche capacità di garantire, ogni giorno, qualità di servizio nei luoghi del welfare. Per ANIR, quindi, la vera eredità di questa fase sta qui: dimostrare che la qualità italiana del cibo non è solo immagine o racconto, ma può essere anche organizzazione, sicurezza, continuità, grandi numeri gestiti bene, attenzione alle persone e qualità misurabile. È questo il passaggio che ci interessa davvero.

Da questo punto di vista, IMMENSE può essere uno strumento molto utile. Non per amplificare una moda, ma per consolidare un’idea più forte: quella di un settore che tiene insieme cultura del cibo, processo organizzativo e produttivo e responsabilità pubblica. In altre parole, non ci interessa prendere in prestito un riflesso positivo. Ci interessa mostrare che dietro quel riflesso esiste un sistema vero, fatto di competenze, processi, standard e servizio. Se questa onda lunga aiuta a far capire questo, allora può diventare davvero preziosa anche per il nostro comparto.

Ristorazione collettiva e commerciale, due modi di definire il momento del pasto fuori casa. Mangiamo in una mensa per buona parte della nostra vita, da bambini, da adulti, da anziani. Non è solo nutrimento, ma anche un momento di socialità, determinante nella formazione di ciascuno di noi, eppure, riprendendo il pensiero iniziale, il preconcetto negativo ci accompagna sempre. L’impegno di imprese e associazioni rischia di essere invisibile, sebbene sia chiaro a tutti coloro che ogni giorno ci lavorano che salute, benessere, condivisione e solidarietà si alimentano in quell’ambiente, in quel momento. Cosa ne pensa se si cambiasse nome, usando un sinonimo che sottolinei meglio gli aspetti virtuosi di questa attività: per esempio Ristorazione Comunitaria?

Le parole contano, perché orientano lo sguardo. Ed è vero che il linguaggio con cui questo settore viene raccontato non sempre aiuta a coglierne fino in fondo il valore e la complessità. Però, più che cercare una formula semplicemente più rassicurante, io credo che il tema sia un altro: trovare parole che restituiscano meglio la natura reale di questo comparto. La ristorazione collettiva non è soltanto il luogo in cui si consuma un pasto. È un sistema che trasforma cibo, organizza processi, garantisce sicurezza, continuità, qualità nutrizionale e capacità di servizio in contesti delicati come la scuola, la sanità e il lavoro. C’è certamente una dimensione relazionale e sociale, ma c’è anche una dimensione produttiva, logistica e industriale che troppo spesso non viene vista. E che rende il nostro settore completamente differente dalla organizzazione e dalla dimensione della ristorazione dei pubblici esercizi. Per questo penso che oggi sia utile far emergere con più forza il concetto di grande ristorazione. Non come etichetta, ma come riconoscimento più preciso di un settore che non coincide con la ristorazione commerciale e che non può essere letto come una semplice somministrazione artigianale di pasti. Qui parliamo di una filiera organizzata, di un sistema industriale di competenze, standard, sicurezza e continuità operativa, che rende possibile ogni giorno un servizio essenziale per milioni di persone.

In questo senso, il punto non è solo cambiare nome. Il punto è cambiare riconoscimento. Se continuiamo a usare categorie riduttive, continueremo anche a sottovalutare il ruolo economico, sociale e civile di questo mondo. Se invece riusciamo a farne emergere più chiaramente la natura di grande ristorazione di servizio, allora diventa più facile capirne anche il valore pubblico. È proprio su questo che ANIR lavora da anni: rendere più visibile la complessità reale del comparto, consolidare il concetto di cibo pubblico e costruire, anche attraverso iniziative come IMMENSE, una consapevolezza più forte del settore, non più percepito come costo marginale, ma come infrastruttura industriale del welfare. Insomma, vogliamo dimostrare con i fatti che i primi ad essere convinti siamo innanzitutto noi del settore.

In questi anni ANIR Confindustria ha cercato di rafforzare il proprio ruolo non solo come rappresentanza di categoria, ma come soggetto capace di produrre visione, proposta e iniziative per tutto il settore. Qual è oggi il valore aggiunto dell’associazione?

Credo che il valore aggiunto di ANIR stia proprio nel lavoro fatto in questi anni. Un lavoro che non si è limitato a rappresentare esigenze immediate del comparto, ma ha cercato di dare alla ristorazione collettiva una voce più autorevole, più riconoscibile e anche più utile alle istituzioni. ANIR ha lavorato per consolidare il concetto di cibo pubblico, per rendere più leggibile il valore sociale e industriale del settore, per presidiare i dossier decisivi del procurement e dell’esecuzione, per costruire proposte concrete su revisione prezzi, qualità, sostenibilità, lavoro e competenze. Ha rafforzato la propria presenza nei tavoli e nelle alleanze trasversali, anche attraverso il lavoro della propria Commissione mercato e grazie alla Consulta dei Servizi, un fatto davvero storico , perché, per la prima volta , in una fase molto delicata, 18 Associazioni nazionali di tutti i servizi si sono messe insieme per rappresentare meglio un comparto fondamentale dell’economia italiana in cui operano 50.000 Aziende, lavorano oltre 1 milione di persone, la stragrande maggioranza donne, e ha contribuito ad aprire sedi di confronto istituzionale importanti, come il Tavolo dei Servizi al MIT davvero un inedito, a cui hanno partecipato tutti i soggetti interessati e da cui ci aspettiamo comunque un fondamentale passo in avanti sul tema della revisione prezzi ordinaria.

Allo stesso tempo, ha costruito una presenza pubblica più forte anche attraverso iniziative come IMMENSE, che per noi non è una semplice occasione di visibilità, ma una piattaforma di confronto e di legittimazione del settore. In questo percorso, con l’occasione voglio ringraziare il direttore generale Paolo Valente insieme al team, che ha avuto un ruolo importante di elaborazione e di impulso. La squadra di presidenza, con il prezioso supporto dei vicepresidenti Emilio Roussier Fusco, Graziano Sanna e Tommaso Putìn, che hanno affiancato il Presidente nel rafforzamento della presenza associativa e nella costruzione di iniziative e contenuti, e il Consiglio generale e tutti gli Associati. È così che stiamo costruendo una Associazione dinamica e coesa. In sintesi, ANIR sta cercando di fare un passo ulteriore: non solo rappresentare la ristorazione collettiva, ma aiutare il sistema Paese a capirla meglio e a governarla con regole più giuste, più coerenti e più vicine alla realtà del servizio.

Su questi obiettivi continueremo a batterci con determinazione, chiedendo impegni precisi a tutte le forze politiche presenti nelle Istituzioni.

Regione Lazio, ANIR Confindustria in audizione sulla proposta di legge contro gli sprechi

Nel confronto avviato in VII Commissione sul testo regionale in discussione dedicato all’economia alimentare circolare e alla riduzione degli sprechi, ANIR Confindustria ha portato un contributo tecnico-istituzionale per rafforzare il ruolo della ristorazione collettiva e del cibo pubblico nella futura norma.

ANIR Confindustria ha partecipato all’audizione convocata dalla VII Commissione consiliare permanente del Consiglio regionale del Lazio sulla proposta di legge n. 233 del 10 novembre 2025 presentata dal consigliere regionale Daniele Sabatini e dalla consigliera regionale Marietta Tidei, recante “Disposizioni per la promozione dell’economia alimentare circolare, della solidarietà sociale e per il contrasto agli sprechi”. Il confronto si è tenuto il 26 marzo 2026 presso la Sala Etruschi del Consiglio regionale, nell’ambito del ciclo di audizioni avviato dalla Commissione sul provvedimento che punta a rafforzare, su scala regionale, le politiche di recupero delle eccedenze, di solidarietà sociale e di riduzione strutturale degli sprechi.

Nel proprio contributo, ANIR Confindustria ha espresso una valutazione favorevole sugli obiettivi generali della proposta, ma ha anche richiamato la necessità di un’integrazione decisiva: il contrasto allo spreco non può essere letto soltanto nella fase finale del ciclo alimentare, cioè nel momento del recupero delle eccedenze, perché una parte decisiva del fenomeno si genera prima, nell’organizzazione, nella produzione e nella somministrazione del pasto. È qui che, per ANIR, emerge il ruolo della ristorazione collettiva come luogo in cui il cibo assume una dimensione pubblica, continuativa e organizzata, soprattutto nei servizi scolastici, sanitari, socio-assistenziali e in tutti i contesti a erogazione continuativa.

Da questa impostazione discende il cuore della proposta emendativa presentata da ANIR Confindustria: introdurre nella legge una più chiara definizione di “cibo pubblico” e riconoscere la ristorazione collettiva come componente essenziale del sistema dei servizi pubblici regionali. L’obiettivo è spostare il baricentro della norma dalla sola gestione delle eccedenze a una prevenzione strutturale dello spreco, fondata su qualità, continuità, sicurezza e sostenibilità del servizio.

ANIR ha inoltre chiesto che gli interventi di prevenzione, recupero e redistribuzione delle eccedenze, nei servizi affidati tramite contratti pubblici, siano attuati nel rispetto dell’equilibrio economico-finanziario del contratto e siano espressamente previsti nei documenti di gara, con adeguata copertura dei relativi costi. Il punto è netto: obiettivi condivisibili sul piano ambientale e sociale non possono tradursi, nella fase applicativa, in un trasferimento implicito di oneri sui gestori, soprattutto in un settore regolato da standard qualitativi, obblighi sanitari e vincoli organizzativi complessi.

Nel merito, il contributo di ANIR propone anche di tenere conto della specificità della ristorazione collettiva nell’attuazione delle politiche anti-spreco, di organizzare il sistema informativo regionale secondo principi di semplificazione, interoperabilità e non duplicazione degli adempimenti, di costruire criteri premiali nei contratti pubblici solo se misurabili e coerenti con l’oggetto dell’appalto e di prevedere la partecipazione, con funzioni consultive e propositive, delle associazioni di categoria maggiormente rappresentative al Tavolo tecnico permanente previsto dal testo. La proposta regionale, infatti, già contempla strumenti come il sistema informativo, il programma triennale, il Tavolo tecnico e un fondo dedicato; per ANIR si tratta ora di renderli più aderenti alla realtà operativa dei servizi.

Un ultimo elemento riguarda il valore educativo del momento del pasto. ANIR Confindustria ha chiesto che la legge valorizzi anche questo aspetto, promuovendo nei servizi di ristorazione collettiva iniziative informative e formative integrate nel momento della somministrazione, così da collegare la riduzione dello spreco a comportamenti più consapevoli e a una cultura quotidiana del cibo. È un passaggio coerente con la convinzione che il pasto, nei servizi pubblici, non sia un fatto accessorio, ma parte integrante della prestazione e della sua funzione sociale.

Con questa audizione, ANIR Confindustria conferma la propria linea: contribuire ai processi normativi con proposte applicabili, capaci di tenere insieme interesse pubblico, sostenibilità dei servizi e qualità reale dell’esecuzione. Sul terreno del contrasto allo spreco, questo significa riconoscere che il cibo pubblico non è soltanto materia di recupero delle eccedenze, ma una infrastruttura quotidiana del welfare che va governata con regole coerenti, misurabili e sostenibili.

Scenario internazionale, contratti sotto pressione: perché la ristorazione collettiva non può essere lasciata sola

Energia, logistica, dazi e instabilità geopolitica stanno già incidendo sui costi delle imprese. Per la ristorazione collettiva, settore essenziale e labour intensive, diventa urgente un quadro contrattuale capace di reggere shock esterni, revisione prezzi e continuità del servizio.

La ristorazione collettiva non vive fuori dallo scenario internazionale. Lo attraversa ogni giorno: nei costi dell’energia, nella logistica, nelle filiere, nell’acquisto delle materie prime, nella tenuta economica dei contratti. Per questo guerre, dazi, shock commerciali e instabilità geopolitica non sono variabili lontane. Incidono direttamente sulla qualità e sulla continuità di un servizio che riguarda scuole, ospedali, RSA, luoghi di lavoro e comunità.

Le ultime settimane hanno reso questo quadro ancora più evidente. Le tensioni nell’area del Golfo Persico e intorno allo Stretto di Hormuz, snodo decisivo per i flussi energetici globali, hanno riportato energia, trasporti e approvvigionamenti al centro delle preoccupazioni economiche. Secondo l’aggiornamento del Centro Studi Confindustria del 24 aprile, nel primo mese di guerra il petrolio è aumentato del 63% e il gas TTF del 60%; i noli hanno segnato un incremento del 22% al 9 aprile, mentre l’indice di incertezza ha raggiunto un picco pari a sei volte il livello precedente.

Il quadro non riguarda solo i mercati energetici. La Congiuntura Flash di aprile segnala un peggioramento dello scenario: il prezzo del petrolio resta alto, il gas si è moderato solo parzialmente, la fiducia delle famiglie cade, i tassi sovrani risalgono, le attese sull’industria si indeboliscono e anche nei servizi si osservano segnali di frenata della domanda.

L’indagine rapida condotta da Confindustria tra il 18 e il 25 marzo sulle grandi imprese industriali mostra con chiarezza dove si concentra la pressione. Le criticità già visibili riguardano soprattutto il costo dell’energia, indicato dal 25% delle imprese, i costi di trasporto e assicurazione, segnalati dal 21,9%, e il costo delle materie prime non energetiche, indicato dal 18,4%. Se il conflitto dovesse protrarsi, aumenterebbe anche il rischio sugli approvvigionamenti, in particolare sulle materie prime e sugli input intermedi.

Il dato più rilevante riguarda la durata della crisi. Secondo le stime del Centro Studi Confindustria, se la guerra in Iran terminasse a giugno, le imprese manifatturiere italiane pagherebbero nel 2026 circa 7 miliardi di euro in più di costi energetici rispetto al 2025. Se invece il conflitto si protraesse per tutto l’anno, l’aumento arriverebbe a 21 miliardi, con un’incidenza dei costi energetici sui costi totali pari al 7,6%, vicina ai livelli critici già sperimentati nel 2022.

Per un settore come la ristorazione collettiva, che deve garantire ogni giorno continuità operativa, sicurezza alimentare, organizzazione industriale e qualità del servizio, queste dinamiche hanno conseguenze immediate. Quando crescono i costi energetici e logistici, quando aumentano l’incertezza e la pressione sulle filiere, a essere messa sotto stress non è solo la marginalità delle imprese: è la sostenibilità stessa del servizio.

Il problema riguarda in modo particolare l’Italia e, più in generale, il sistema europeo. La manifattura italiana già nel 2025 pagava una bolletta energetica più alta rispetto ai principali competitor europei, con un’incidenza dei costi energetici superiore rispetto alla fase pre-Covid. Questo divario riduce la capacità delle imprese di assorbire nuovi shock e pesa ancora di più nei settori labour intensive e a forte responsabilità pubblica.

Nella ristorazione collettiva questo squilibrio si innesta su contratti di lunga durata, obblighi di servizio, standard nutrizionali, vincoli ambientali, sicurezza alimentare e costi del lavoro non comprimibili. Il servizio non può essere sospeso o ridimensionato con leggerezza. Deve continuare a funzionare ogni giorno, anche quando lo scenario esterno cambia rapidamente.

A questo si aggiunge un contesto commerciale più instabile. I nuovi dazi, già richiamati dalla Congiuntura Flash, rendono le merci italiane meno competitive e si sommano agli effetti del conflitto sui flussi commerciali, sugli approvvigionamenti critici e sugli scambi con l’area del Golfo. Dazi, energia, logistica e materie prime compongono così un’unica pressione sul sistema produttivo e sui servizi che dipendono da filiere continue.

È qui che il quadro internazionale incontra il punto più delicato per la ristorazione collettiva: l’equilibrio dei contratti. Nei contratti pubblici pluriennali, l’aumento dei costi energetici, delle materie prime, della logistica e del lavoro rischia di produrre uno scarto crescente tra costi effettivamente sostenuti e corrispettivi riconosciuti. Quando questo scarto diventa strutturale, non si mette in difficoltà soltanto l’impresa: si indebolisce la possibilità stessa di garantire qualità, continuità e sostenibilità del servizio.

Per questa ragione la revisione prezzi non può essere trattata come una materia accessoria o meramente tecnica. Per la ristorazione collettiva è uno strumento essenziale di tenuta del sistema. Significa riconoscere che esistono shock oggettivi, esterni all’organizzazione delle imprese, che non possono essere scaricati unilateralmente su chi eroga un servizio pubblico quotidiano. Significa proteggere il cibo pubblico come infrastruttura concreta del welfare, e non come semplice voce di costo.

Il punto, dunque, non è solo monitorare lo scenario. Il punto è tradurlo in regole applicabili, meccanismi efficaci di adeguamento, criteri di gara coerenti e maggiore consapevolezza istituzionale della natura del settore. La ristorazione collettiva non è una fornitura marginale: è un servizio essenziale che incide su salute, educazione, inclusione sociale e organizzazione del lavoro.

In questa fase, ANIR Confindustria continuerà a promuovere, in coerenza con il lavoro già avviato nel sistema confindustriale, interventi normativi e amministrativi capaci di rafforzare l’equilibrio economico dei contratti, tutelare le imprese e garantire la qualità del servizio. Perché in uno scenario internazionale sempre più instabile, difendere la sostenibilità della ristorazione collettiva significa difendere la continuità di una funzione essenziale per il Paese.

Controlli NAS mense ospedaliere, ANIR: indispensabili verifiche e azioni sinergiche

ANIR Confindustria considera importante e necessaria la campagna straordinaria dei NAS sulle mense ospedaliere e sui servizi di ristorazione sanitaria. I controlli, soprattutto in un ambito delicato come quello ospedaliero, sono uno strumento essenziale di tutela della sicurezza alimentare, della qualità del servizio e della salute dei pazienti.

I dati diffusi, con 558 strutture controllate di cui 525 operanti nel settore della ristorazione collettiva, richiamano tutti a una responsabilità piena. Quando emergono situazioni gravi, come quelle riscontrate in alcuni casi, occorre intervenire con rigore e senza ambiguità. Ma proprio per questo è necessario leggere fino in fondo ciò che i controlli restituiscono, articolando le responsabilità gestionali dalle criticità strutturali e organizzative che spesso riguardano l’intera filiera del servizio.

Massimo Piacenti, Presidente di ANIR Confindustria, dichiara: «I controlli sono indispensabili e vanno considerati un presidio di garanzia, non un fatto eccezionale. In un servizio rivolto a persone fragili, la sicurezza alimentare e l’igiene non sono negoziabili. Quando emergono irregolarità gravi, è giusto che vengano contestate e sanzionate. Ma sarebbe sbagliato fermarsi al dato senza interrogarsi sulle cause: la qualità reale della ristorazione ospedaliera dipende dall’organizzazione del servizio, dalla tenuta dell’esecuzione contrattuale, dalla formazione del personale, dall’adeguatezza delle strutture e dalla chiarezza delle responsabilità tra stazione appaltante e gestore».

ANIR Confindustria sottolinea infatti che, in un numero non trascurabile di casi, le criticità possono avere mero carattere amministrativo e possono riguardare anche cucine, locali, depositi, percorsi, attrezzature e condizioni infrastrutturali che non dipendono esclusivamente dalle imprese affidatarie, ma richiedono investimenti, manutenzione e una regia più forte da parte delle aziende sanitarie e delle stazioni appaltanti.

«La ristorazione ospedaliera» prosegue Piacenti, «non è una fornitura accessoria, ma una componente del percorso di cura e dell’assistenza. Per questo non basta intervenire a valle, quando emergono i problemi. Serve lavorare a monte e in maniera sinergica, con capitolati costruiti bene, criteri che premino davvero qualità e organizzazione, controlli continui in fase di esecuzione, aggiornamento professionale e investimenti sulle strutture. Solo così si tutela davvero il paziente e si difende la qualità del servizio».

ANIR Confindustria accoglie con rispetto e senso di responsabilità gli esiti dei controlli svolti dai NAS, nella consapevolezza del ruolo essenziale che tali verifiche rivestono per la tutela della salute pubblica e della qualità del servizio. In questo quadro, l’Associazione si riserva di approfondire con spirito costruttivo gli elementi emersi, nella convinzione che una valutazione il più possibile puntuale delle diverse cause delle criticità possa favorire una più corretta individuazione degli ambiti di intervento e delle relative responsabilità

Legge di Bilancio 2026, le misure utili per le imprese della ristorazione collettiva

ANIR mette a disposizione delle aziende associate una sintesi delle principali misure fiscali e degli incentivi agli investimenti contenuti nella Legge di Bilancio 2026, elaborata a partire dai materiali di approfondimento messi a disposizione da Confindustria. L’obiettivo è offrire un primo orientamento operativo su strumenti che possono incidere in modo concreto sull’attività delle imprese, in un contesto segnato da contratti di durata, alta incidenza del costo del lavoro, volatilità dei costi e crescente necessità di investire in efficienza, digitalizzazione e sicurezza.

Tra i punti di maggiore interesse c’è il ritorno del cosiddetto “nuovo” iperammortamento per il periodo 2026-2028. La misura reintroduce un meccanismo di deduzione maggiorata del costo degli investimenti, superando per questa finestra temporale la logica del credito d’imposta. Per le imprese del settore, il tema riguarda soprattutto gli investimenti in digitalizzazione dei processi, software gestionali, tracciabilità, controllo qualità, cybersecurity, efficientamento energetico e autoproduzione da fonti rinnovabili. Resta centrale il requisito dell’interconnessione, insieme alla corretta tenuta della documentazione tecnica e contabile necessaria per accedere al beneficio.

Accanto a questo, la manovra contiene misure che meritano attenzione anche sul piano della gestione corrente. Sul fronte della liquidità, è stata rimossa una criticità rilevante: il divieto di compensazione dei crediti d’imposta con debiti INPS e INAIL. Sul versante del lavoro e del welfare, il quadro include interventi su buoni pasto, premi di risultato, tassazione agevolata di alcune voci retributive e strumenti collegati alla produttività. Si tratta di misure che non esauriscono i nodi strutturali del comparto, ma che possono incidere sull’organizzazione aziendale e sul rapporto tra costo del lavoro, welfare e potere d’acquisto.

Sono inoltre richiamati altri strumenti utili per gli investimenti e lo sviluppo d’impresa, come il credito d’imposta ZES Unica, la Nuova Sabatini, i Contratti di sviluppo, alcune misure su export e internazionalizzazione, oltre a interventi che riguardano IVA, garanzie pubbliche e semplificazioni su alcuni adempimenti. Il quadro complessivo richiede però una lettura attenta: ogni misura va valutata anche in relazione ai requisiti applicativi, ai limiti di cumulabilità, alla capienza fiscale e alla sostenibilità finanziaria degli investimenti.

Per questo ANIR continuerà a monitorare l’evoluzione applicativa della manovra e a segnalare alle associate i chiarimenti utili a ridurre incertezza e rischio operativo. In allegato a questo articolo è disponibile anche la presentazione predisposta da Confindustria, che approfondisce in modo analitico le principali misure della Legge di Bilancio 2026.

Per chi volesse approfondire è possibile consultare:

Webinar Confindustria | Monitor legislativo – Legge di Bilancio 2026 | 16 febbraio 2026

Webinar Confindustria | Monitor legislativo – Legge di Bilancio 2026 | 27 febbraio 2026

Presentazione di Confindustria sulla Legge di Bilancio

Nuove tensioni sui costi: perché la revisione prezzi è decisiva per la ristorazione collettiva

Le tensioni internazionali di queste settimane stanno riaprendo una fase di forte volatilità sui mercati energetici e sulle filiere di approvvigionamento. Per la ristorazione collettiva non si tratta di un elemento esterno: l’aumento del costo dell’energia, della logistica e dei beni alimentari incide direttamente sulla produzione, sulla distribuzione e sulla continuità del servizio. Reuters segnala che il conflitto che coinvolge l’Iran ha colpito in modo particolarmente severo il mercato del gas, con effetti più persistenti rispetto al petrolio e con ricadute rilevanti anche per l’Europa.

In un settore come quello della ristorazione collettiva, questi effetti si traducono in maggiori costi per cottura, refrigerazione, catena del freddo, trasporti, centri cottura, materiali di consumo e organizzazione complessiva del servizio. A ciò si aggiunge il quadro alimentare, che resta sensibile: la FAO ha rilevato a febbraio 2026 il primo aumento dell’indice mondiale dei prezzi alimentari dopo cinque mesi, trainato da cereali, oli vegetali e carni.

Il punto, però, non è soltanto registrare un aumento dei costi. Il punto è comprendere che, nei servizi pubblici continuativi, la stabilità economica del contratto è una condizione essenziale per garantire qualità, sicurezza e regolarità delle prestazioni. La ristorazione collettiva opera infatti in ambiti essenziali, come scuola, sanità e lavoro, dove non è possibile comprimere arbitrariamente standard, tempi e responsabilità senza effetti sulla tenuta del servizio.

Per questo la revisione prezzi deve essere considerata uno strumento ordinario di equilibrio contrattuale, non una misura eccezionale da attivare solo quando il disequilibrio è già diventato critico. In presenza di una volatilità che investe contemporaneamente energia, derrate, logistica e costi generali, è necessario che i contratti di durata prevedano meccanismi chiari, tempestivi e coerenti con la struttura reale dei costi. Per la ristorazione collettiva, in particolare, non è sufficiente guardare a una sola voce: serve una lettura più aderente alla composizione effettiva del servizio, che tenga insieme lavoro, materie prime alimentari e costi variabili.

È in questa cornice che si colloca anche il confronto istituzionale in corso presso il MIT, rispetto al quale il mondo dei servizi ha già offerto un contributo tecnico volto a rafforzare effettività, omogeneità applicativa e certezza delle regole. Il punto di fondo resta semplice: la revisione prezzi non tutela un interesse particolare, ma concorre a preservare la qualità del servizio, la sostenibilità dei contratti e il corretto equilibrio tra amministrazioni e operatori economici.

In una fase internazionale segnata da nuove incertezze, la ristorazione collettiva ha bisogno di regole che accompagnino l’esecuzione dei contratti lungo tutto il loro ciclo di vita. Non per introdurre eccezioni, ma per rendere il sistema più stabile, più trasparente e più capace di garantire continuità a un servizio essenziale.

L’oro “invisibile” di Milano-Cortina 2026: la ristorazione collettiva

Nei villaggi olimpici il cibo non è stato un dettaglio: è stata la parte più delicata dell’organizzazione. Volumi, continuità, sicurezza, qualità. E un messaggio chiaro: quando la ristorazione collettiva funziona, l’evento funziona.

Il giorno dopo la chiusura di Milano-Cortina 2026, c’è un oro che non compare nel medagliere ma che i tantissimi commenti entusiasti stanno già assegnando: quello alla ristorazione collettiva.

Perché mentre l’attenzione era sulle gare, nei villaggi olimpici si è tenuta in piedi la parte più delicata di un grande evento: la continuità del servizio, ogni giorno, con standard di qualità e sicurezza, su volumi impressionanti. Un lavoro di organizzazione, pianificazione e coordinamento che non ammette inciampi: flussi costanti, picchi, diete speciali, esigenze nutrizionali legate alla performance, tracciabilità, igiene, tempi.

La scala: i numeri che raccontano il servizio

Quando si parla di ristorazione collettiva, la qualità non è un aggettivo: è una capacità operativa. E i numeri aiutano a capirlo.

BOX – I numeri della mensa olimpica

  • circa 60 kg di Grana Padano al giorno

  • 365 kg di pasta al giorno

  • 10.000 uova al giorno

  • 8.000 caffè al giorno

  • 12.000 fette di pizza al giorno

Numeri così dicono una cosa semplice: non siamo davanti a “cibo da evento”, ma a un servizio essenziale che deve essere industriale nei volumi e rigoroso negli standard.

Il servizio lo fanno le persone, dentro organizzazioni solide

Questa macchina non si muove da sola. A farla funzionare, giorno dopo giorno, ci sono imprese di ristorazione collettiva, insieme a consorzi e operatori coinvolti nella gestione operativa, e soprattutto migliaia di lavoratrici e lavoratori: cucina, sala, logistica, qualità, sicurezza alimentare.

È un lavoro che spesso si nota solo quando manca. Quando invece è fatto bene, diventa “normale”. Ed è esattamente ciò che serve in un evento globale.

Il legame con la Cucina Italiana UNESCO (senza retorica)

Dentro questa macchina c’è anche un legame culturale (senza retorica): dal 10 dicembre 2025 la Cucina Italiana è Patrimonio culturale immateriale UNESCO. Ma un patrimonio, per restare vivo, deve diventare anche capacità di servizio: replicabile, misurabile, accessibile. Ed è qui che la ristorazione collettiva fa la differenza.

Non è solo “cibo buono”. È cultura che regge la prova dei fatti: qualità che si mantiene quando cambiano i turni, quando crescono i volumi, quando serve continuità. In una parola: affidabilità.

Cibo pubblico: quando la qualità regge i volumi

Questa è la nostra idea di cibo pubblico: qualità che regge i volumi, lavoro qualificato, organizzazione che non improvvisa. E regole che permettono di sostenerla nel tempo: best value ed equilibrio economico in esecuzione.

Milano-Cortina 2026 ha reso visibile, per qualche settimana, ciò che nella quotidianità è spesso dato per scontato. E i commenti entusiasti — più di mille comunicati — lo hanno detto chiaramente: quando la ristorazione collettiva funziona, si sente. E soprattutto: si ricorda.

PESTMED Expo 2026: ANIR Confindustria protagonista su servizi, food policy e pest management

ANIR Confindustria partecipa a PESTMED Expo 2026 (11–13 febbraio, BolognaFiere) portando al centro della manifestazione i temi che incidono in modo diretto sulla ristorazione collettiva e, più in generale, sull’economia dei servizi: qualità misurabile, sicurezza, regole degli appalti, CAM, sostenibilità e lavoro.

La presenza di ANIR si concentra in particolare su tre appuntamenti nei quali l’Associazione è tra i protagonisti, contribuendo a costruire un dialogo di filiera tra istituzioni, imprese e rappresentanze: dai servizi “invisibili” ma essenziali, alla food policy, fino alla governance del pest management professionale.

1) Presentazione del “Manifesto dei Servizi”
11:00–12:00 | Arena Sorrento
Un panel della Consulta dei Servizi con associazioni, cooperative e imprese per discutere “le regole del gioco”: appalti, CAM e riconoscimento del valore del settore dei servizi, spesso sottovalutato nonostante il suo ruolo infrastrutturale per il Paese. Parteciperà il Presidente di ANIR Confindustria, Massimo Piacenti.

2) “Una garanzia per l’eccellenza del Paese” – Round Table Food Policy
12:00–13:30 | Arena Sorrento
Round table moderata da Paolo Valente (ANIR Confindustria) che collega food policy, Dieta Mediterranea, filiere, turismo e ristorazione a un punto decisivo: la qualità del cibo italiano passa anche dalla qualità dei servizi che ne garantiscono igiene, sicurezza e gestione degli infestanti, dentro una logica di filiera e di standard condivisi.

3) Tavolo di lavoro – PestControl: Sostenibilità & Innovazione
(Tavolo nazionale del pest control e del pest management)
15:00–17:00 | Sala Alemanna
Un tavolo tecnico che inquadra il pest management come servizio essenziale dentro un’economia regolata da appalti pubblici e privati, CAM, responsabilità d’impresa e lavoro. Un confronto tra associazioni e stakeholder per rafforzare regole, riconoscimento del valore dei servizi e il ruolo di PESTMED come piattaforma di governance per il settore.

Per ANIR, PESTMED è un’occasione concreta per tenere insieme cibo pubblico, qualità dei servizi e filiere integrate, facendo dialogare ristorazione collettiva e pest management su un terreno comune: standard, misurabilità e continuità operativa.

Programma convegni ed eventi: https://www.pestmed.it/convegni-eventi-2026/

Appalti di servizi e forniture: ANIR in Confindustria con i Soggetti Aggregatori regionali

Cibo pubblico, best value e revisione prezzi: le priorità portate da ANIR nel confronto sul ciclo di vita del procurement, dalla gara all’esecuzione.

ANIR Confindustria ha partecipato in Confindustria all’incontro con i Soggetti Aggregatori regionali dedicato al ciclo di vita del procurement nei contratti pubblici di servizi e forniture: programmazione, progettazione, affidamento ed esecuzione contrattuale.

Per ANIR, il tema è strategico: la ristorazione collettiva è un servizio pubblico essenziale e ad alta intensità di manodopera. Il “cibo pubblico” richiede regole di gara coerenti con la qualità attesa, ma anche strumenti che rendano sostenibile l’esecuzione per tutta la durata del contratto.

Nel confronto, ANIR ha richiamato tre priorità operative:

•⁠ ⁠Best value e qualità misurabile: nelle gare dei servizi essenziali la qualità deve pesare davvero, con criteri chiari e verificabili e con controlli coerenti in fase di esecuzione.
•⁠ ⁠⁠Revisione prezzi applicabile: le indicazioni più recenti rafforzano l’esigenza di certezze operative (riferimento temporale e monitoraggio degli indici), perché la revisione prezzi non resti un adempimento formale ma un meccanismo concretamente attivabile.
•⁠ ⁠⁠Equilibrio contrattuale nei servizi: nei contratti continuativi la stabilità delle regole e l’equilibrio economico sono condizioni necessarie per garantire continuità del servizio, investimenti e qualità del lavoro.

Massimo Piacenti, Presidente ANIR Confindustria, ha sottolineato: «Nei servizi essenziali come la ristorazione collettiva, la qualità non può essere un’aggiunta: deve essere un criterio misurabile e governato dalla gara fino all’esecuzione. Il best value è la condizione per proteggere il servizio e i suoi standard».

Paolo Valente, Direttore Generale ANIR Confindustria, ha aggiunto: «Sulla revisione prezzi serve certezza applicativa: non può restare un dispositivo teorico. Nei servizi labour intensive è un presidio di equilibrio contrattuale e di continuità del cibo pubblico».

ANIR continuerà a lavorare nei tavoli confindustriali e istituzionali, insieme alle centrali di committenza e ai Soggetti Aggregatori, per un procurement che generi valore pubblico e renda i contratti sostenibili e verificabili lungo tutto il loro ciclo di vita.

ISTAT ed EUROSTAT confermano dinamiche anomale dei prezzi alimentari. Positiva indagine AGCM su GDO, ma servono risposte politiche immediate

ANIR Confindustria, l’Associazione nazionale delle Imprese della Ristorazione collettiva, accoglie positivamente l’avvio da parte dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) di un procedimento conoscitivo sulla Grande Distribuzione Organizzata (GDO) e sulle dinamiche della filiera agroalimentare italiana.

I dati ufficiali ISTAT ed EUROSTAT, elaborati da ANIR nel proprio monitoraggio economico, evidenziano che nei quattro anni dal 2021 al 2025 la crescita dei prezzi dei beni alimentari (+24,9%) ha superato quello dell’inflazione generale (+17,3%), indicando dinamiche strutturali nei costi del carrello della spesa.

ANIR Confindustria sottolinea che tali evidenze, coerenti con quanto segnalato dalle imprese associate, richiedono risposte immediate da parte della politica e del Governo per assicurare equilibrio competitivo nella filiera, trasparenza dei rapporti contrattuali e sostenibilità economica delle imprese di ristorazione collettiva.

Per approfondire i dati, le metodologie e le implicazioni dell’analisi, si rimanda alla Nota tecnica allegata.

CONTATTI

Viale Pasteur, 6 - 00144 Roma Telefono +39 06 45473001

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER

Social

© ANIR Associazione Nazionale Imprese della Ristorazione - CF 96455610582.