Le potenzialità della blockchain nell’automatizzazione dei processi di esecuzione delle attività di ristorazione collettiva (gli smart contracts)

Il tema dell’aumento dei prezzi delle materie prime è una delle maggiori fonti di preoccupazione delle aziende coinvolte nella ristorazione collettiva nel nostro paese.

Parafrasando le parole del presidente di ANIR Confindustria, Massimo Piacenti, i ricavi delle aziende sono infatti stabiliti dalle procedure di gara, ma i costi variabili e la velocità del rialzo dei prezzi per gli alimentari stanno mettendo a rischio l’intero settore.

Il D.lgs. 31 marzo 2023, n. 36 (Codice dei contratti pubblici – Codice) prevede già dei meccanismi che dovrebbero – in teoria – affrontare e gestire questa variabile; si pensi, ad esempio, all’obbligo di inserimento delle clausole di revisione dei prezzi nei documenti di gara (art. 60 Codice) o nella procedura di modifica dei contratti in corso di esecuzione (art. 120 Codice), anch’essa basata sulla preesistenza di clausole chiare, precise ed inequivocabili.

Ebbene ci si chiede se anche in tale ambito, oltre al dialogo costante e costruttivo fra stazioni appaltanti e operatori economici, l’evoluzione rappresentata dalla tecnologia basata su registri distribuiti possa portare il suo contributo. Con la sua natura decentralizzata e sicura, la c.d. blockchain può infatti offrire numerosi vantaggi a questo settore nella fase di esecuzione.

Invero, le potenzialità della blockchain sono state altresì tenute in considerazione dal legislatore per l’automazione delle attività delle stesse stazioni appaltanti. Si pensi all’art. 30 del Codice che sancisce i principi nell’uso di procedure automatizzate nel ciclo di vita dei contratti pubblici.

Ebbene, si osi pensare oltre, applicando, fin dove possibile, i medesimi principi anche all’esecuzione degli stessi contratti pubblici. I c.d. smart contracts potrebbero difatti essere collegati ai medesimi indici dei prezzi al consumo, modificando i valori economici di riferimento (es. i ricavi per le aziende) al superamento delle soglie di legge (e di gara) previste per la revisione dei prezzi.

Non solo.

Si pensi alla trasparenza offerta non solo nei rapporti fra stazione appaltante e operatore, attraverso la registrazione e condivisione in modo sicuro di tutte le transazioni e le informazioni relative agli ingredienti, alle forniture e alle operazioni di cucina in ospedali, mense e scuole. Ciò significa che le stazioni appaltanti potrebbero essere costantemente informate sul livello di qualità del servizio fornito e i consumatori potrebbero avere accesso a informazioni dettagliate sulla provenienza degli ingredienti, sulle pratiche di sostenibilità e sulla qualità dei prodotti utilizzati. Questa trasparenza può contribuire a creare fiducia nei confronti delle aziende di ristorazione collettiva.

La blockchain può altresì semplificare i processi di gestione delle forniture. Utilizzando gli smart contracts è possibile creare accordi automatici tra i fornitori e gli operatori economici, a cui la p.a. di riferimento possa avere accesso per verificare qualità e prezzi applicati.

Grazie alla tecnologia blockchain, è infine possibile registrare e tenere traccia di ogni passaggio che un alimento compie lungo la sua catena di approvvigionamento, dalla produzione alla trasformazione. Questo può essere particolarmente utile in caso di emergenze o di richieste di rintracciabilità da parte dei fruitori della ristorazione collettiva: identificare rapidamente la fonte di un eventuale problema e prendere le misure necessarie per risolverlo.

Il tutto passerà dalla capacità di ambo i lati del tavolo (stazioni appaltanti e operatori economici) di strutturare non solo dei principi ma anche delle vere e proprie modalità operative affinché questa tecnologia possa produrre i suoi effetti anche nella fase di esecuzione.

Riccardo Di Santo è associate dello studio legale CBM&Partners. Si occupa di consulenza legale giudiziale e stragiudiziale a favore di clienti italiani e internazionali in materia di commercio elettronico e tutela dei consumatori, relazionandosi con i più importanti operatori nel settore del e-commerce, nonché con le autorità di vigilanza.

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