Protocollo di Legalità Ministero dell’Interno-Confindustria: cosa prevede per imprese e fornitori
L’intesa del 30 aprile 2026 aggiorna il sistema volontario di prevenzione delle infiltrazioni criminali nei contratti tra privati e disciplina gli impegni di Ministero dell’Interno, Confindustria, Associazioni aderenti e imprese associate.
Il 30 aprile 2026 è stato sottoscritto il nuovo Protocollo di Legalità tra Ministero dell’Interno e Confindustria. L’intesa ha l’obiettivo di rafforzare la prevenzione dei tentativi di infiltrazione della criminalità organizzata nei contratti stipulati dalle imprese aderenti con i propri fornitori di beni e servizi.
Il Protocollo si fonda su un principio centrale: legalità e sicurezza sono condizioni essenziali per la libertà d’impresa e per il corretto sviluppo del mercato. Per questo il documento regola gli impegni reciproci tra Ministero dell’Interno e Confindustria e definisce le modalità attraverso cui il sistema associativo può contribuire alla prevenzione delle infiltrazioni criminali nei rapporti economici tra privati.
Un’intesa volontaria nel sistema Confindustria
Il nuovo Protocollo rinnova e modifica il percorso avviato nel 2010, quando Ministero dell’Interno e Confindustria sottoscrissero per la prima volta un’intesa finalizzata a rafforzare l’azione di prevenzione e contrasto delle infiltrazioni della criminalità organizzata nelle attività economiche.
Quel percorso è stato aggiornato nel 2012 e integrato nel 2014, anche per adeguarne l’impostazione alle novità introdotte dal Codice antimafia. Nel 2022 è stato poi sottoscritto un nuovo Protocollo, che prevedeva l’impegno delle Associazioni del sistema Confindustria a richiedere la documentazione antimafia per le imprese associate e i loro fornitori attraverso l’accesso diretto alla Banca Dati Nazionale Unica.
Nel periodo di applicazione della precedente intesa sono emerse criticità attuative che hanno comportato un’adesione inferiore alle aspettative. Da qui la scelta di rinnovare e modificare il Protocollo, introducendo misure più sostenibili per imprese e Prefetture e mantenendo ferma la natura volontaria dell’adesione da parte di Associazioni e imprese del sistema confederale.
Il ruolo del Ministero dell’Interno
Il Ministero dell’Interno si impegna ad assicurare la collaborazione con il sistema associativo di Confindustria, abilitando le Associazioni di Territorio e di Settore alla richiesta della comunicazione antimafia attraverso la consultazione della Banca Dati Nazionale Unica prevista dal Codice antimafia.
Il Ministero assicura inoltre il monitoraggio dell’attuazione del Protocollo a livello territoriale e svolge attività di supporto, formazione e consulenza alla rete delle Prefetture per favorire la migliore applicazione dell’intesa.
Gli impegni di Confindustria
Confindustria si impegna a sensibilizzare il sistema associativo sull’adesione al Protocollo e a promuovere, presso le imprese associate, l’adozione di regole orientate alla scelta responsabile dei fornitori di beni e servizi.
Il Protocollo prevede anche la predisposizione di un apposito elenco, pubblicato sul sito di Confindustria nell’area web “Protocollo di Legalità”, nel quale saranno iscritte le Associazioni di Territorio e di Settore aderenti e, previo assenso, le imprese aderenti e i loro fornitori di beni e servizi.
Confindustria si impegna inoltre a vigilare sugli impegni assunti dal proprio sistema associativo e a promuovere attività di approfondimento per diffondere la cultura della legalità.
Cosa devono fare le Associazioni aderenti
L’adesione al Protocollo è riservata al sistema Confindustria e si articola attraverso le Associazioni di Territorio e di Settore e le imprese loro associate.
Per consentire alle imprese di aderire all’iniziativa è necessaria l’adesione dell’Associazione di riferimento. Le Associazioni aderiscono attraverso una delibera dell’organo collegiale o dell’Assemblea, con la quale accettano i principi e gli impegni previsti dal Protocollo. Copia della delibera deve essere trasmessa a Confindustria e alla Prefettura competente per la provincia in cui l’Associazione ha sede legale.
L’adesione comporta alcuni impegni principali: diffondere la conoscenza del Protocollo, promuovere l’adesione delle imprese associate, gestire gli adempimenti derivanti dalle adesioni e curare i rapporti con le Prefetture competenti.
Le Associazioni aderenti devono inoltre garantire il rispetto, da parte delle imprese che deliberano l’adesione, delle prescrizioni in materia di pagamento delle retribuzioni, dei contributi previdenziali e assicurativi e delle ritenute fiscali. A questo fine, le imprese devono fornire la documentazione idonea a comprovare l’adempimento di tali obblighi.
Nella stessa direzione, le Associazioni devono garantire che le imprese aderenti adottino le misure necessarie per il rispetto della normativa in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro e tutela dell’ambiente.
Comunicazione antimafia, white list e soglie contrattuali
Uno degli aspetti centrali del Protocollo riguarda l’acquisizione della comunicazione antimafia.
Le Associazioni di Territorio e di Settore aderenti devono acquisire, per conto delle imprese associate aderenti, la comunicazione antimafia riferita alle stesse imprese e ai loro fornitori di beni e servizi, attraverso la consultazione della Banca Dati Nazionale Unica.
La comunicazione antimafia deve essere richiesta per tutti i singoli contratti di valore superiore a 50.000 euro, IVA inclusa. Deve essere richiesta anche per i contratti di valore inferiore quando la somma degli importi dei contratti stipulati con la medesima impresa, nell’anno solare, superi la stessa soglia.
Il controllo non è richiesto quando le imprese aderenti o i loro fornitori dichiarano di essere già iscritti in una white list prefettizia o nell’Anagrafe antimafia degli esecutori. In questi casi, l’Associazione verifica la dichiarazione consultando l’elenco disponibile sul sito della Prefettura territorialmente competente o l’Anagrafe antimafia degli esecutori disponibile sul sito del Ministero dell’Interno.
Una volta acquisita la comunicazione antimafia liberatoria, oppure verificata l’iscrizione in white list o nell’Anagrafe antimafia degli esecutori, l’Associazione comunica i dati delle imprese aderenti e dei rispettivi fornitori a Confindustria, procedendo alla registrazione nell’area web dedicata.
Gli impegni delle imprese associate
L’adesione delle imprese associate è volontaria. L’impresa interessata deve deliberare l’adesione attraverso l’organo dotato dei poteri di gestione o direzione, con espresso rinvio ai principi e alle regole contenuti nel Protocollo.
L’adesione dell’impresa si perfeziona solo a seguito del rilascio della comunicazione antimafia liberatoria. Se l’impresa è già iscritta in una white list prefettizia o nell’Anagrafe antimafia degli esecutori e l’iscrizione è in corso di validità, lo comunica all’Associazione, che provvede alla verifica e alla successiva iscrizione nell’elenco delle imprese aderenti.
Con l’adesione, l’impresa si impegna a sottoporsi agli accertamenti antimafia e a richiedere un impegno equivalente ai propri fornitori di beni e servizi.
L’impresa aderente si impegna inoltre a rispettare le prescrizioni normative in materia di pagamento delle retribuzioni, dei contributi previdenziali e assicurativi e delle ritenute fiscali, nonché ad adottare le misure necessarie per il rispetto della normativa in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro e tutela dell’ambiente.
Clausole contrattuali, denuncia e tracciabilità dei pagamenti
Il Protocollo disciplina anche gli impegni da inserire nei contratti con i fornitori.
Le imprese aderenti devono servirsi di fornitori controllati sotto il profilo delle verifiche antimafia, salvo il caso in cui questi risultino già iscritti in white list o nell’Anagrafe antimafia degli esecutori.
Nei contratti con i fornitori devono essere inserite condizioni risolutive che consentano il recesso in caso di successiva comunicazione attestante la sussistenza di cause di decadenza, sospensione o divieto previste dal Codice antimafia, oppure di informazione antimafia interdittiva.
Il Protocollo prevede inoltre l’inserimento di una clausola con cui i contraenti si impegnano a denunciare all’Autorità giudiziaria o agli organi di Polizia giudiziaria ogni tentativo di estorsione, richiesta illecita di denaro, prestazione o altra utilità, atto intimidatorio o altra forma di condizionamento criminale nei confronti dell’imprenditore, della compagine sociale, dei dipendenti o dei loro familiari. Della denuncia deve essere tempestivamente informato anche il Prefetto.
Per garantire la tracciabilità dei flussi finanziari e prevenire fenomeni di riciclaggio, l’impresa aderente si impegna a effettuare i pagamenti relativi all’esecuzione dei propri contratti, di importo pari o superiore a 2.000 euro, esclusivamente tramite bonifico bancario o postale, oppure attraverso altri strumenti idonei a consentire la piena tracciabilità delle operazioni. Anche questa previsione deve essere inserita nei contratti, con apposita clausola risolutiva.
Monitoraggio, dati personali e durata del Protocollo
Ministero dell’Interno e Confindustria si impegnano a un confronto costante sui temi oggetto del Protocollo, monitorandone l’attuazione e valutando eventuali esigenze di modifica o aggiornamento anche attraverso una Cabina di regia dedicata.
La Cabina di regia potrà approfondire i possibili sviluppi dell’iniziativa, anche con riferimento al coordinamento tra diverse intese e iniziative pattizie avviate negli ultimi anni per esigenze territoriali o settoriali.
Il trattamento dei dati previsto dal Protocollo avviene sulla base delle disposizioni di legge e di regolamento richiamate nel documento.
Il Protocollo ha durata triennale, con possibilità di rinnovo alla scadenza. L’eventuale intenzione di non rinnovarlo deve essere comunicata per iscritto alla controparte con almeno un mese di preavviso prima della scadenza.
ANIR seguirà l’evoluzione applicativa dell’intesa e informerà le imprese associate sugli eventuali aggiornamenti operativi connessi all’adesione e agli adempimenti previsti.