Sciopero settore turismo. ANIR Confindustria: «Esclusi dal tavolo delle trattative, vogliamo incontro con i Sindacati e Governo»

Dicembre 19, 2023

Apprendiamo che per l’intera giornata del 22 dicembre è stato dichiarato, da parte delle organizzazioni sindacali, lo sciopero delle lavoratrici e dei lavoratori a cui viene applicato il contratto nazionale dei pubblici esercizi, ristorazione collettiva e commerciale. Come ANIR riteniamo importante che su vicende di primaria importanza, come questa, vi siano informazioni corrette. Perché rappresentiamo un cospicuo gruppo di aziende, con la più grande rappresentanza del settore in termini di personale impiegato e, in particolar modo, considerando anche il momento di particolare difficoltà che sta attraversando la ristorazione collettiva.

«Abbiamo più volte fatto richiesta di partecipazione al Tavolo di rinnovo del Contratto collettivo nazionale» afferma il Presidente di ANIR Confindustria, Massimo Piacenti, «con riguardo particolare agli addetti alla ristorazione collettiva. Crediamo sia importante ribadire la specificità del settore, soprattutto in un momento di difficoltà come quello che stiamo attraversando. La ristorazione collettiva ha svolto, e continua a svolgere, un ruolo di pubblica utilità che impone modelli di gestione e organizzativi diversi da quelli di alberghi, bar, ristoranti. È inspiegabile per noi, anche visto il numero di lavoratrici e lavoratori che sono impiegati presso le aziende che rappresentiamo, riscontrare una indisponibilità delle altre parti coinvolte nella negoziazione, a consentire la partecipazione al tavolo del rinnovo del CCNL di settore. Abbiamo chiesto un confronto con le sigle sindacali, ma fino ad oggi non c’è stato dato. Comprendiamo le ragioni dello sciopero, ma non possiamo sentirci responsabili dei motivi dell’interruzione delle trattative, proprio perché non abbiamo potuto prenderne parte. Inoltre, denunciamo da tempo che se la questione del caro prezzi non viene messa al centro della discussione, insieme al contratto si rischia di portare questo settore al tracollo. È arrivato il momento in cui vanno prese decisioni e introdotte misure all’altezza della gravità dei problemi, sia dei lavoratori che delle aziende. Continuare a operare a compartimenti stagni è, a nostro avviso, dannoso e non porterà alcun beneficio alla ristorazione collettiva italiana».

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