Autore: arkimedeadv

Finalmente arriva il primo aiuto alle imprese della ristorazione collettiva, nonostante le criticità permanenti, la soddisfazione di ANIR Confindustria

Con Molta soddisfazione diamo la notizia che il riconoscimento di un fondo a sostegno delle imprese della ristorazione collettiva pari ad un contributo a fondo perduto di 100 milioni, finalmente è esecutivo grazie al provvedimento della Agenzia delle Entrate recante: le modalità e i termini di presentazione dell’istanza per il riconoscimento del contributo a fondo perduto di cui all’articolo 43- bis del decreto-legge 25 maggio 2021, n. 73, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 luglio 2021, n. 106.

“Con fatica siamo riusciti a far capire che le aziende che operano nel modo della ristorazione collettiva, le mense (pubbliche e non), non sono paragonabili in termini di servizio ed organizzazione e di fatturato complessivo alla perdita avuta dal covid ai bar e ai ristoranti, la ristorazione tradizionale per intenderci, è un sostegno importante che solo in parte risarcisce e solleva le imprese di quanto perso durante la pandemia e dell’impatto che inflazione e rincaro dei prezzi hanno oggi su tutto il comparto. “ dichiara Paolo Valente segretario Generale di ANIR Confindustria.

Il provvedimento è destinato alle imprese  che svolgono  servizi di ristorazione collettiva, così come definiti al comma 2 dell’art. 4 del decreto interministeriale, mediante codice ATECO 2007 56.29.10 “Mense” o 56.29.20 “Catering continuativo su base contrattuale”, che abbiano subito una riduzione dei ricavi dell’anno 2020 di almeno il 15% rispetto a quelli del 2019 e che tali ricavi siano stati generati per almeno il 50% da corrispettivi derivanti da contratti di ristorazione collettiva.

Il contributo erogato direttamente dalla Agenzia delle Entrate è costituito da due parti la prima è data dalla ripartizione in egual misura per ciascun soggetto che ha validamente presentato istanza per il contributo, delle risorse finanziarie stabilite dall’articolo 43-bis, comma 1, del decreto legge 25 maggio 2021, n.73, con un limite massimo di 10.000 euro per ciascun soggetto beneficiario; la seconda parte del contributo è determinata dalle somme rimanenti ripartite tra tutti i soggetti beneficiari in funzione del rapporto tra il numero di lavoratori dipendenti di ciascuna impresa e la somma del numero di lavoratori dipendenti di tutte le imprese richiedenti ammissibili.

L’ammontare del contributo riconosciuto a ciascuna impresa è determinato in relazione ai limiti previsti dal Quadro temporaneo per le misure di aiuto di Stato a sostegno dell’economia nell’attuale emergenza del COVID-19”, come modificata dalla Comunicazione del 18 novembre 2021 C(2021) 8442.

Le modalità per la richiesta del contributo prevedono la redazione di una apposita Istanza, da effettuare mediante i canali telematici dell’Agenzia delle entrate ovvero mediante il servizio web disponibile nell’area riservata del portale “Fatture e Corrispettivi” del sito internet dell’Agenzia delle entrate, a partire dal giorno 6 giugno 2022 e non oltre il giorno 20 giugno 2022.

Anir Confindustria  continuerà ad affiancare le aziende sino a che il fondo non sarà disponibile e totalmente a loro erogato, attraverso una serie di attività tese ad orientare le imprese nella redazione della istanza e nell’illustrare tutte le informazioni contenute nella misura per l’erogazione del contributo, anche attraverso una serie di webinar dedicati.

 

Leggi il provvedimento dell’Agenzia delle Entrate: https://www.agenziaentrate.gov.it/portale/web/guest/-/provvedimento-del-3-maggio-2022

 

(ADN Kronos) – Fabbro (Anir): “Rischio 30mila esuberi in ristorazione collettiva, 85% sono donne”

Il presidente dell’associazione di Confindustria: “Effetto dello smart working, serve tavolo al Ministero per ricollocarle”

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“Al di là degli effetti diretti della pandemia che sono stati devastanti, il nostro settore, quello della ristorazione collettiva, avrà poi degli effetti permanenti per effetto dello smart working. Il lavoro agile infatti determinerà una contrazione definitiva degli addetti al lavoro fuori casa, e questo porterà necessariamente a un esubero del numero dei lavoratori nei termini di almeno il 20% della nostra forza lavoro nel nostro settore, che esprime un fatturato di 6 miliardi di euro e occupa 150mila addetti. Il 20% di essi, quindi, sono 30mila , che al termine del blocco dei licenziamenti necessariamente dovranno essere ricollocati. L’85% di questi collaboratori sono donne e quindi parliamo di decine di migliaia di donne, a bassa scolarità, che all’improvviso si troveranno fuori dal mercato del lavoro, con un forte impatto sociale”. E’ l’allarme che, intervistato da Adnkronos/Labitalia, lancia Massimiliano Fabbro, presidente di Anir Confindustria, l’Associazione nazionale delle imprese della ristorazione collettiva.

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DL Sostegni bis, FABBRO: «Fondo per ristorazione collettiva riconosce le criticità da noi sempre denunciate»

«Finalmente una misura specifica per il nostro settore, un primo importantissimo passo che ne richiederà necessariamente degli altri. Ringrazio le parti politiche che hanno dimostrato attenzione e sensibilità per questo settore che vive una difficolta’ così profonda da essere diventato un caso nazionale.

Abbiamo impiegato oltre un anno per far capire chi siamo: noi siamo qualcosa di totalmente differente dalla ristorazione tradizionale e commerciale . Le nostre aziende sono organizzazioni complesse che erogano servizi a grandi collettività ( aziende, ospedali, scuole, forze armate) impegnate nelle proprie attività produttive o nel mantenimento di servizi pubblici essenziali quali sicurezza, sanità ed educazione. Abbiamo sofferto enormemente durante il lockdown, continuiamo a soffrire oggi e, purtroppo, per effetto dello Smart working, avremo danni permanenti anche al termine definitivo della pandemia.

Come Anir confindustria abbiamo cercato di far fronte e dare una risposta a tutte le nostre aziende attraverso la destinazione di un importo di 100 milioni di euro a fondo perduto che metta loro in condizioni di far fronte alle emergenze più impellenti e di prepararsi a quella grande riorganizzazione a cui sono chiamate dalla riduzione permanente dei fatturati e che richiederà un coinvolgimento diretto del Governo per individuare le migliori soluzioni in accordo con le parti sociali.
Le risorse disponibili, dopo una prima ripartizione sino a 10mila euro per ciascuna azienda che ha avuto un calo di fatturato oltre il 15% nel 2020, saranno ulteriormente distribuite in funzione del rapporto tra il numero di lavoratori dipendenti di ciascuna impresa e la somma del numero di lavoratori dipendenti di tutte le imprese richiedenti ammissibili. Tantissime realtà, grandi e piccole, della ristorazione collettiva, potranno ricevere il primo aiuto interamente dedicato al settore». E’ il commento di Massimiliano Fabbro, presidente ANIR-Confindustria, l’associazione nazionale delle imprese di ristorazione collettiva aderenti a Confindustria Servizi Hcfs, alla firma decreto che rende operativa l’erogazione di 100 milioni di euro di contributi a fondo perduto alle imprese dei servizi di ristorazione collettiva, mense e catering, che sono state particolarmente colpite durante l’emergenza Covid.

Roma , 27 dicembre 2021

Ristorazione collettiva – «Decreto per il comparto mense primo importante sostegno per un settore stravolto dal Covid»

ANIR Confindustria attraverso il confronto istituzionale e una proficua collaborazione con le altre rappresentanze del settore (Agci Servizi, Confcooperative Lavoro e Servizi e Legacoop Produzione e Servizi) si è impegnata a risolvere le grandi criticità che le aziende della ristorazione collettiva stanno affrontando a causa della pandemia, con soddisfazione possiamo guardare al recente impegno che governo e parlamento hanno profuso nei confronti delle imprese e delle migliaia dei lavoratori attraverso il decreto ministeriale attuativo della norma inserito a Luglio 2021 nel Decreto Sostegni Bis, varato a sostegno del comparto.

Il fondo di 100 milioni ricordiamo è destinato alle imprese del settore della ristorazione collettiva, aziende piccole, medie e grandi, l’ obiettivo raggiunto è quello di destinare questi contributi a tutte le aziende, piccole medie e soprattutto le grandi che nello scorso anno, hanno subito forti contrazioni del fatturato a causa del covid e sino ad ora escluse da qualsiasi forma di ristoro.
Restano sullo sfondo ancora le gravi criticità che la ristorazione collettiva sta attraversando, a partire dal danno indotto dal massiccio utilizzo dello smart working che ha visto la chiusura di molte mense aziendale sia nel settore pubblico che privato

Cosa prevede in sintesi il Decreto Ministeriale emanato dal Ministro dello Sviluppo Economico di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze.

> SOGGETTI BENEFICIARI

  1. Possono beneficiare degli aiuti le imprese operanti nei servizi della ristorazione collettiva che, nell’anno 2020, hanno subito una riduzione del fatturato non inferiore al 15 % rispetto al fatturato del 2019.
  2. Per imprese operanti nei servizi della ristorazione collettiva, ai fini del presente decreto, si intendono le imprese che svolgono servizi di ristorazione definiti da un contratto con un committente, pubblico o privato, per la ristorazione non occasionale di una comunità delimitata e definita, la cui attività è individuata da uno dei seguenti codici ATECO 2007:
    a) 56.29.10 “Mense”;
    b) 56.29.20 “Catering continuativo su base contrattuale”.

> AMMONTARE DEL CONTRIBUTO

  1. L’aiuto di cui al presente decreto assume la forma del contributo a fondo perduto ed è riconosciuto, nei limiti delle risorse finanziarie di cui all’articolo 3, ai sensi e nel rispetto dei limiti e delle condizioni previsti dalla Sezione 3.1 del Quadro Temporaneo degli aiuti COVID-19, ovvero, successivamente al periodo di vigenza dello stesso, ai sensi e nel rispetto del regolamento de minimis.
  2. L’ammontare del contributo è determinato con le modalità di cui ai commi 3 e 4 del DM, in funzione del numero di lavoratori dipendenti con contratto di lavoro in essere alla data del 31 dicembre 2019, nei limiti, in ogni caso, dei massimali di aiuto previsti dalla disciplina in materia di aiuti di Stato applicabile ai sensi del comma. (Lavoratori risultanti dall’ultima dichiarazione retributiva e contributiva dell’impresa alla data del 31 dicembre 2019.)
  3. Scaduto il termine per la presentazione delle istanze di accesso al contributo, fissato con il provvedimento le risorse finanziarie sono ripartite tra le imprese richiedenti, in possesso dei requisiti con le seguenti modalità:
    a) in ugual misura tra tutte le imprese richiedenti e ammissibili fino al raggiungimento di un importo del contributo di euro 10.000,00.
    b) le risorse finanziarie che residuano dall’assegnazione di cui alla precedente lettera a) sono ripartite tra tutte le imprese richiedenti ammissibili in funzione del rapporto tra il numero di lavoratori dipendenti di ciascuna impresa e la somma del numero di lavoratori dipendenti di tutte le imprese richiedenti ammissibili.

> COME OTTENERE IL CONTRIBUTO

Per ottenere il contributo le imprese interessate presentano, esclusivamente in via telematica, un’istanza all’Agenzia delle entrate con l’indicazione della sussistenza dei requisiti. Ogni impresa interessata può presentare una sola istanza di accesso al contributo di cui al presente decreto.
Con un prossimo apposito provvedimento dell’Agenzia delle entrate verranno a breve definiti i termini e le modalità per richiedere il contributo.

In allegato:

Appalti, Fabbro: «Ristorazione collettiva penalizzata da aumento costi: si regoli la rinegoziazione dei contratti pubblici»

«In una fase cruciale per la discussione delle nuove regole sugli appalti pubblici e la definizione della legge di bilancio, il mondo della ristorazione collettiva chiede al governo una particolare attenzione sul delicato tema dell’aumento dei prezzi, che si traduce in un ulteriore aggravio nella gestione degli appalti in momento di grande crisi dettata dalla pandemia e da altri fattori, come l’incremento dei costi energetici ed il rispetto, anche questo oneroso, dei criteri minimi ambientali. Fattori, questi, che ci portano ad una richiesta chiara: la rinegoziazione degli appalti ope legis per i contratti di servizi soprattutto pubblici, che hanno visto il radicale mutamento delle condizioni di esecuzione. Ci preme inoltre sottolineare come le stazioni appalti non tengono presente degli investimenti che le imprese impegnano sul tema della sostenibilità, e che i prezzi determinati su base Anac ed Istat andrebbero urgentemente adeguati al reale costo delle prestazioni». Lo dichiara in una nota Massimiliano Fabbro, presidente di ANIR-Confindustria, l’associazione nazionale delle imprese di ristorazione collettiva aderenti a Confindustria Servizi Hcfs.

ROMA, 23 novembre 

Green Pass esteso: Fabbro: «Scelta di buon senso, anche le mense sono luoghi di lavoro»

«Abbiamo da sempre sostenuto la necessità del green pass per tutti,   mense aziendali comprese: certificato che vale sia per gli addetti della ristorazione collettiva, sia per gli utenti che sono anch’essi lavoratori nei luoghi presso cui fruiscono del servizio ( ospedali, scuole, caserme, aziende pubbliche e private etc..).  Si tratta di una scelta di buon senso che chiarisce e aiuta le aziende del settore poiché consentirà di ripartire in sicurezza, senza discriminazioni e ambiguità su chi deve controllare le certificazioni».

Lo dichiara in una nota Massimiliano Fabbro, presidente di ANIR-Confindustria, l’associazione nazionale delle imprese di ristorazione collettiva.

Green Pass: Fabbro: «Le mense diventano il test per green pass e vaccini. Bene, ma ribadiamo che serve certezza su gestione e responsabilità del controllo»

Le imprese della ristorazione collettiva sono favorevoli al green pass per chi opera nelle scuole in veste di personale esterno, così come sono disposte ad assolvere l’obbligo vaccinale per i propri lavoratori qualora venisse introdotto. Ma ancora una volta, la gradualità della applicazione dell’obbligo, non può generare incertezze e disfunzioni, i gestori delle mense auspicano ulteriore chiarezza sull’onere del controllo dell’utenza (costituta da studenti o altri lavoratori), soprattutto nelle aziende. Noi possiamo rispondere per i nostri addetti e non sul personale dei nostri committenti, questo deve essere chiarito da subito. Bene anche il green pass per le pubblica amministrazione, ma serve regolamentare anche il settore privato: il rapporto tra chi eroga un servizio di ristorazione collettiva e la forza lavoro subordinata al committente va chiarito, per non trasformarci in controllori di tutti quei lavoratori che in Italia (tra fabbriche ed altri soggetti privati) usufruiscono di un servizio essenziale come la mensa».
Lo dichiara in una nota Massimiliano Fabbro, presidente di ANIR-Confindustria, l’associazione nazionale delle imprese di ristorazione collettiva.

Green Pass: Fabbro (ANIR Confindustria): «Bene il certificato per tutti, il problema non sono le mense aziendali. Questo si è finalmente capito»

«Finalmente vediamo che il problema di rendere i luoghi di lavoro sicuri si sta affrontando in maniera decisa: diciamo da settimane che la vicenda dell’obbligo del green pass solo nelle mense aziendali è un errore in termini, un falso problema. La questione sono i luoghi di lavoro: dopo ospedali, scuole, pubblica amministrazione, in tutti dovrebbe l’obbligo del green pass per accedervi e lavorarvi.  Le mense aziendali sono una parte degli ambiti di lavoro, un servizio di pubblica utilità spesso complementare al servizio pubblico. Per noi è importante che ci sia sempre più chiarezza nelle modalità in cui possiamo svolgere il nostro servizio, lo abbiamo sempre fatto anche in pieno lockdown rispettando le regole che ci siamo dati tutti, aziende sindacati e PA. Siamo pronti a garantire che anche i nostri operatori abbiano il green pass nei servizi di ristorazione collettiva dedicati alla PA, chiediamo solo regole certe e che le nostre aziende non devono essere nuovamente disorientate, sarebbe dannoso per un settore già fortemente colpito dalla pandemia e che ci allontanerebbe da quel ritorno alla normalità tanto auspicato». Lo dichiara in una nota ANIR-Confindustria, l’associazione nazionale delle imprese di ristorazione collettiva.

ROMA, 7 settembre 2021

ANIR CONFINDUSTRIA, se obbligatorio il green pass non lo devono verificare gli addetti delle mense.

Il controllo e la verifica delle certificazioni Green Pass, non spetta alle aziende della ristorazione collettiva, pur essendoci l’obbligo di verifica nelle mense. Molto chiara la posizione presa da ANIR Confindustria sulla vicenda del Green Pass e mense aziendali, anche alla luce della circolare del ministero dell’Interno del 10/08/21 che precisa quanto indicato dal dpcm 17 giugno 2021 lettera c) art.13, riferendo  l’obbligo del controllo green pass “anche ai servizi di ristorazione svolti da qualsiasi esercizio, per il consumo al tavolo al chiuso”, verifica a cui sono deputati  “i soggetti titolari delle strutture ricettive e dei pubblici esercizi per l’accesso ai quali è prescritto il possesso di certificazione verde COVID-19, nonché i loro delegati. 

Green Pass: ANIR Confindustria, Nelle mense il controllo dei certificati non spetta alle aziende che erogano il servizio

«Il nuovo DL conferma l’obbligo del Green Pass nella ristorazione, una misura che giustamente consentirà di lavorare in sicurezza e di garantirla a tutti coloro che usufruiranno di questo servizio. Tuttavia è bene evidenziare che per il settore della ristorazione collettiva si sta aprendo un dibattito che rischia di disorientare le numerose aziende del settore e i gestori dei servizi presso i quali mense e catering vengono erogati. Il punto da chiarire è su chi deve controllare gli utenti a cui il servizio viene erogato. ANIR Confindustria precisa che le aziende operanti nella ristorazione collettiva svolgono la propria attività e impiegano i loro dipendenti presso strutture terze, pubbliche o private, non sono titolari degli immobili o dei dipendenti delle attività a cui danno il servizio, pertanto è proprio alle imprese o gli enti appaltanti che spetta il controllo di chi ha accesso agli spazi munito di Green Pass. Quegli stessi soggetti sono tenuti già a compiere quelle mansioni organizzative e logistiche nella predisposizione degli spazi, secondo quanto prescritto dalle misure anti Covid vigenti come il distanziamento e l’uso di dispositivi di protezione individuale».

Lo dichiara in una nota ANIR-Confindustria, l’associazione nazionale delle imprese di ristorazione collettiva.

ROMA, 6 agosto 2021

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